Attentato suicida in una moschea di Islamabad: oltre 30 morti
Lo Stato Islamico ha rivendicato la responsabilità di un attentato suicida avvenuto in una moschea nella capitale pakistana Islamabad, che ha ucciso almeno 31 persone e ne ha ferite 169, riporta Attuale.
Secondo quanto riferito dal Site Intelligence Group, l’attentatore, un uomo in cerca di martirio, ha fatto esplodere il suo giubbotto esplosivo durante una congregazione sciita, causando un elevato numero di vittime. Questo attacco avviene in un contesto di crescente violenza in Pakistan, dove altre serie di attacchi recenti hanno preso di mira forze di sicurezza e civili, specialmente in Belucistan.
La polizia di Islamabad ha dichiarato che l’area dell’esplosione è stata completamente sgomberata e sigillata per consentire alle squadre forensi di raccogliere prove. Il capo della polizia, Syed Ali Nasir Rizvi, ha ordinato lo stato di massima allerta nella capitale, avviando un’operazione di ricerca nella zona e aumentando la presenza di forze di sicurezza nei punti sensibili e agli ingressi della città.
Inoltre, ulteriore personale è stato schierato per proteggere i luoghi di culto della comunità cristiana nella vicina area di Rawalpindi. Il ministro per gli Affari parlamentari, Tariq Fazal Chaudhry, ha utilizzato un linguaggio accusatorio, definendo gli attentatori “nemici dell’Islam” e promettendo di combattere il terrorismo fino alla cattura di tutti i responsabili. Chaudhry ha anche attribuito la colpa alla vicina India, sostenendo che sarebbero coinvolti في attività terroristiche nel Paese.
Questo attentato segue una serie di attacchi significativi, tra cui un attacco a un complesso giudiziario di Islamabad avvenuto a novembre, che aveva causato 12 morti e 36 feriti. Il primo ministro Shehbaz Sharif ha chiesto un’indagine immediata e approfondita, evidenziando la necessità di portare i colpevoli davanti alla giustizia.
Il vice primo ministro e ministro degli Esteri, Ishaq Dar, ha denunciato l’attacco ai luoghi di culto come “un crimine atroce contro l’umanità” e una chiara violazione dei principi islamici. Le forze di sicurezza hanno recentemente annunciato che oltre 200 militanti sono stati uccisi in operazioni condotte in Belucistan, ma la crescente insicurezza continua a preoccupare le autorità e la popolazione.