Torino, 7 febbraio 2026 – La cura delle grandi ustioni è un impegno che richiede dedizione costante, “noi siamo attivi sempre, 24 ore al giorno”. Questo è il messaggio di Carlotta Castagnoli, responsabile della Banca della cute al Cto di Torino, che illustra il lavoro del team. In Italia, operano attualmente 5 strutture di questo tipo, tra cui Milano, Verona, Cesena e Siena, riporta Attuale.
Come funzionano le banche della cute in Italia
Castagnoli spiega: “Noi di Torino siamo nati proprio il giorno in cui è uscita la legge sui trapianti, era il primo aprile del 99.” In caso di ustioni gravi, si calcola un bisogno di 7-8mila centimetri quadri se le lesioni colpiscono il 50-70% del corpo. Il paziente può affrontare un lungo periodo di immunodepressione, e la perdita di liquidi è una condizione che influisce su tutti gli organi. La cute di Banca può aderire alla lesione per almeno 17-18 giorni senza essere rigettata, consentendo una copertura temporanea che favorisce la riepitelizzazione dei margini della ferita.
Come guariscono le grandi ustioni
“Se ci sono aree donatrici autologhe, cioè del paziente stesso”, spiega Castagnoli, “tendiamo a sfruttare quelle, perché da un piccolo pezzo di cute è possibile ottenere una rete a maglie molto larghe, che deve poi essere protetta dalla cute di banca, a maglie molto strette. In questo modo, il paziente riesce a guarire gradualmente”.
La cute di Banca è salvavita
Castagnoli sottolinea che “la cute di banca è fondamentale come salvavita, nel momento dell’ustione, in quanto riesce a ricoprire e a ripristinare temporaneamente il mantello cutaneo. Questo aiuta a fermare le perdite di liquidi e a proteggere da cariche batteriche presenti in ospedale. Inoltre, contribuisce al ripristino con i trapianti autologhi, utilizzando tecniche conosciute come “a sandwich”.
C’è un problema di donazione di cute?
Le donazioni di cute, tuttavia, sollevano interrogativi. Castagnoli commenta: “Certo, tutti donano il cuore, un po’ meno la pelle. Ma secondo la legge italiana, quando si ritira la carta d’identità elettronica e si accetta di diventare donatori, lo si è automaticamente per tutti i tessuti. Attualmente, la Banca della cute ha una riserva di 150.000 centimetri quadri di cute disponibile. Questo è fondamentale in caso di grandi disastri.
Quel bambino segno di un miracolo
Presso il Centro di Torino, una vecchia foto racconta di un ragazzo di 29 anni che aveva subito una colata di acciaio bollente, con ustioni sul 93% del corpo. Senza la Banca, sarebbe morto. Dopo 9 mesi di ricovero, il paziente è tornato con la sua ragazza e il loro neonato. Questa storia dimostra che, anche dopo traumi gravi, c’è sempre speranza e la vita continua.
La pelle coltivata
Il Cto di Torino è stato pionieristico nella coltivazione dei cheratinociti, ma questa metodica è ormai meno utilizzata a causa dei costi elevati e di risultati incerti. Solo circa il 30% dei pazienti ha avuto successo, perciò, al centro, si prediligono metodiche chirurgiche che permettono di riepitelizzare le ustioni anche con poca cute non lesionata.
Cosa fa la Banca della cute di Torino
La Banca della cute di Torino è una self factory, autorizzata dal Centro nazionale trapianti e dall’Agenzia italiana del farmaco. Gestisce la produzione di tessuti e cellule, stabilendo severi standard di sterilità e controllo, operando rigorosamente secondo le normative europee per garantire massimo igiene negli interventi chirurgici.