Roma, 8 febbraio 2026 – Trenta-trentacinquemila centimetri quadrati di cute per curare i feriti di Crans Montana. Questo, a fine gennaio, era stato il bilancio di Giovanni Sesana, direttore della Banca dei Tessuti, Terapia Tissutale, Centro di Medicina Iperbarica all’ospedale Niguarda di Milano. Il centro si è prontamente attivato per accogliere i ragazzi colpiti, evidenziando l’eccellenza e l’importanza del lavoro svolto in tali situazioni critiche, riporta Attuale.
Il recupero, fisico e psicologico: le parole del presidente Siust
L’Italia si è profondamente commossa per la carneficina in Svizzera, con 41 morti e 115 feriti. Per i sopravvissuti si prospetta un percorso lungo e doloroso, ma le parole “chirurgia ricostruttiva” rappresentano un segno di speranza. Roberto D’Alessio, presidente della Siust e direttore del Centro grandi ustioni del Cardarelli di Napoli, ha dichiarato: “un’ustione purtroppo è per la vita. Possiamo recuperare, ricoprire le aree lesionate ma le cicatrici resteranno”. La chirurgia è necessaria per le ustioni di terzo grado, mentre quelle di primo e secondo grado tendono a guarire spontaneamente. Tuttavia, i tempi di recupero sono variabili e possono complicarsi, rendendo fondamentale che l’innesto attecchisca correttamente.
Centri ustioni, cosa resta da fare
Nell’ultima mappa del 2025, la Siust (Società italiana ustioni) ha elencato sedici Centri in Italia. Ma rimane il dubbio sui posti letto disponibili per i grandi ustionati: “Questa è una domanda alla quale non si riesce a rispondere”, ha chiarito Rosario Ranno, ex presidente della Società. “Oggi per realizzare un ospedale di secondo livello per l’emergenza è obbligatorio avere questa struttura, ma non c’è nulla di scritto su cosa debba includere. Certo, non può bastare mettere un cartellino sulla porta”.
Per questo motivo, la Siust sta lavorando per unificare le caratteristiche dei centri, adattandole a quelle europee e ottenendo la certificazione dall’European Burns Association. Ciò consentirebbe anche di accedere ai fondi per grandi emergenze. Tuttavia, il ministero della Salute non ha mai fornito una codifica precisa su cosa debba essere un Centro ustioni, lasciando gran parte delle responsabilità alla buona volontà e disponibilità dei singoli.
Per D’Alessio, che ha diretto il Centro grandi ustioni del Cardarelli di Napoli, “queste strutture avranno sempre differenze numeriche, perché sono parametrate sulla popolazione”.
Il bambino ustionato
Un episodio emblematico è legato alla memoria del dottor Ranno: “la mia gioia maggiore è legata a un bambino di poche ore di vita, quando me lo hanno portato aveva il 50% di ustioni di terzo grado provocate dall’acqua bollente. Oggi ha 18 anni, è cresciuto alla grande e misura un metro e ottanta”.
Cosa direi al ministro della Sanità
Se avesse l’occasione di parlare con il ministro della Salute, il dottor Ranno risponderebbe con una risata: “Intanto tutti i Centri ustioni dovrebbero avere le stesse caratteristiche, le stesse potenzialità, con personale specializzato, infermieri compresi. E poi questi reparti hanno bisogno di soldi. Tanti soldi”.