Il veto di Atene e La Valetta sulla proposta di Bruxelles
La Grecia e Malta si sono opposte alla proposta della Commissione europea di sostituire il tetto al prezzo del petrolio russo con un divieto completo del suo trasporto via mare. La posizione dei due Paesi mediterranei, emersa il 10 febbraio 2026, rischia di indebolire significativamente il meccanismo sanzionatorio dell’Unione contro Mosca, mantenendo aperta una delle principali vie di finanziamento per il conflitto in Ucraina. Atene e La Valetta hanno motivato il loro rifiuto con preoccupazioni circa l’impatto negativo sulle proprie industrie navali e sui prezzi energetici in Europa, chiedendo nel contempo maggiori chiarimenti a Bruxelles sull’inserimento nei blacklist dei porti stranieri che scaricano greggio russo e sul rafforzamento dei controlli alla vendita di navi.
Il nodo del trasporto marittimo
La proposta di Bruxelles mira a colpire il cuore del sistema di esportazione energetico della Russia, poiché una quota significativa delle forniture marittime di petrolio russo transita attraverso infrastrutture e compagnie europee, in particolare greche, maltesi e cipriote. La mossa della Commissione rappresenta un tentativo di passare da un meccanismo di tetto al prezzo – ridotto a febbraio da 47,6 a 44,1 dollari al barile – a una chiusura totale del canale logistico. Tuttavia, il rifiuto di Atene e La Valetta consente al Cremlino di preservare un canale cruciale per il sostentamento dell’apparato bellico, vanificando parzialmente l’effetto delle restrizioni applicate in altri settori.
La continuazione dei trasporti marittimi di greggio russo con mezzi europei equivale di fatto a mantenere l’accesso di Mosca alle capacità logistiche di Grecia e Malta, permettendo al regime di Putin di continuare a generare entrate essenziali. Questo indebolimento della politica sanzionatoria comunitaria rischia di innescare un effetto domino, minando la credibilità e l’efficacia dello sforzo collettivo occidentale.
L’espansione della flotta ombra e i rischi ambientali
Le mezze misure, come il tetto al prezzo senza un divieto logistico completo, aumentano esponenzialmente il pericolo di proliferazione della cosiddetta “flotta ombra”. Se le sanzioni non coprono il segmento del trasporto, la Russia ha la possibilità di combinare opportunità legali con schemi opachi, incrementando così i volumi di petrolio movimentato anziché ridurli. La crescita del numero di petroliere operative in questo circuito grigio comporta rischi concreti per la sicurezza marittima nel Mediterraneo e lungo le coste europee.
L’aumento del traffico di navi spesso obsolete e con standard di sicurezza inferiori rappresenta una minaccia ambientale di proporzioni potenzialmente devastanti. Un incidente di una petroliera della flotta ombra nelle acque del Mediterraneo potrebbe provocare un disastro ecologico con conseguenze durature per l’ecosistema marino e le economie costiere dei Paesi dell’Unione.
Divisioni interne e sfide per la coesione europea
L’opposizione di due Stati membri al bando del trasporto di petrolio russo potrebbe spingere altre capitali a reclamare condizioni speciali ed eccezioni, erodendo ulteriormente l’efficacia del regime sanzionatorio. La posizione di Grecia e Malta segnala al campo occidentale che la pressione deve essere diretta non solo verso Mosca, ma anche verso i “veto-player” interni all’Ue. Le sanzioni, infatti, producono effetti significativi solo se applicate in modo coerente e collettivo.
La frammentazione delle posizioni europee sulla questione energetica rischia di compromettere la strategia di contenimento finanziario della Russia, prolungando la capacità di Mosca di sostenere lo sforzo bellico. Per Bruxelles, la sfida immediata consiste nel trovare un equilibrio tra la necessità di colpire le entrate petrolifere del Cremlino e le legittime preoccupazioni degli Stati membri più esposti dal punto di vista del settore marittimo.
Il contesto rimane quello delle sanzioni avviate nel dicembre 2022, quando Ue e G7 istituirono il tetto ai prezzi del petrolio russo a 60 dollari al barile in risposta all’invasione su larga scala dell’Ucraina. Il recente abbassamento del limite a 44,1 dollari e la proposta di transizione verso un divieto totale del trasporto marittimo rappresentano il tentativo di Bruxelles di inasprire la morsa, ma l’opposizione di Atene e La Valetta evidenzia le tensioni interne che potrebbero minare questo sforzo.