Un Esercito di Volontari per Trasportare il “Dono della Vita”
Massimo Pieraccini, alla guida di un gruppo di 130 volontari, gestisce da trentatré anni la logistica per i trapianti di organi e cellule in tutto il mondo, garantendo un servizio fondamentale in un contesto delicato e critico. La sua associazione, il Nucleo operativo di protezione civile con sede a Firenze, ha completato 15.456 missioni senza errori fino ad oggi, riporta Attuale.
Pieraccini descrive le difficoltà quotidiane, evidenziando che “trasportare un organo solido non è la stessa cosa che trasportare cellule staminali”. Infatti, “un cuore pediatrico ha una vitalità limitata, quindi i tempi sono più stretti per il trasporto”. L’organo viene mantenuto in un blocco di ghiaccio e sigillato in sacchetti speciali per garantire condizioni ottimali, mentre per il midollo si utilizza una sacca termica per stabilizzare la temperatura.
Il trasporto non è privo di pericoli. “Fattori come scioperi, voli cancellati e maltempo possono influenzare le decisioni sul metodo di trasporto. Se il meteo è incerto, ad esempio, possiamo preferire un’auto all’elicottero”, spiega Pieraccini, aggiungendo che la burocrazia aeroportuale può creare ulteriori complicazioni.
Il rischio maggiore, secondo Pieraccini, è che “i materiali refrigeranti possano influenzare la temperatura delle cellule o degli organi”. Tuttavia, in situazioni di emergenza, il team di trapianto è ben addestrato e coinvolto nel trasporto, riducendo al minimo i rischi. Riguardo a un recente episodio a Napoli, Pieraccini riesce a trovare difficoltà nel darne spiegazione, rimandando la questione alle indagini in corso.
In merito alla donazione di organi in Italia, Pieraccini osserva che le statistiche variano significativamente da una regione all’altra. “In Toscana, l’aumento del coefficiente di donazione può apparire modesto a causa di un livello già alto. Tuttavia, in altre aree la crescita è recente”. Anche se la normativa che consente di esprimere il consenso sulla carta d’identità ha migliorato la situazione, resta un’area grigia nella possibilità di non prendere posizione, affidando la decisione ai familiari. “È complicato lasciare la scelta agli altri; è importante che possiamo decidere noi stessi, facciamolo”, conclude.