Israele avvia processo di registrazione dei terreni in Cisgiordania come “proprietà statale”
Il governo israeliano ha approvato un piano per autorizzare per la prima volta dal 1967 l’avvio di un processo di registrazione dei terreni occupati in Cisgiordania, dichiarandoli come “proprietà statale” se i palestinesi non saranno in grado di dimostrare la loro proprietà. Questa misura, proposta dal ministro delle Finanze Bezalel Smotrich, dal ministro della Giustizia Yariv Levin e dal ministro della Difesa Israel Katz, è già stata oggetto di forti critiche, in quanto rappresenta un’ulteriore annessione illegale di territori riconosciuti dalla comunità internazionale come palestinesi, ma controllati da Israele, riporta Attuale.
Il nuovo processo di registrazione interesserà l’Area C della Cisgiordania, una delle tre aree in cui il territorio è stato suddiviso in seguito agli Accordi di Oslo negli anni Novanta. Questa area rappresenta circa il 60% del territorio controllato da Israele e ospita più di 300.000 palestinesi. Quando Israele avvierà la procedura di registrazione per un’area specifica, chiunque affermi di avere diritti su quel terreno dovrà presentare documentazione comprovante, ma molti documenti potrebbero essere andati persi o distrutti a causa del conflitto, portando a un rischio di espropriazione massiva delle terre palestinesi.
Recentemente, il gabinetto di sicurezza del governo israeliano ha approvato misure per espandere il controllo della Cisgiordania, tra cui l’annullamento del divieto di vendita di terreni a israeliani ebrei e la pubblicazione dei registri catastali del territorio, finora riservati. Le norme precedenti impedivano ai non musulmani di acquistare terreni a titolo personale, limitando tali transazioni a società private.
Il movimento non governativo israeliano Peace Now ha confrontato il processo di registrazione a una massiccia appropriazione indebita ai danni dei palestinesi, che si troveranno in difficoltà nel documentare la loro proprietà. Questo potrebbe risultare nella dichiarazione di migliaia di metri quadrati come terre demaniali, consentendo a Israele di sviluppare nuovi insediamenti e infrastrutture.
Diversi esperti hanno sottolineato che questa decisione viola palesemente il diritto internazionale, che impedisce a una potenza occupante di confiscare terreni nei territori occupati. L’Autorità Nazionale Palestinese (ANP) ha condannato l’annuncio, definendolo una minaccia diretta alla sicurezza e alla stabilità, avvertendo che non garantirà a Israele legittimità sul territorio dello Stato di Palestina. Ha inoltre esortato la comunità internazionale a intervenire immediatamente per costringere Israele a rispettare il diritto internazionale.
Hamas ha definito il piano israeliano come nullo e privo di valore, ritenendo che si tratti di una decisione di una potenza occupante illegittima. I ministri israeliani Katz, Smotrich e Levin hanno elogiato l’approvazione della risoluzione, affermando che il processo di registrazione porterà a una “certezza giuridica” e proteggerà gli interessi nazionali di Israele. Il processo di registrazione richiederà almeno un anno e mezzo per ciascun appezzamento, ma l’obiettivo è di registrare il 15% dei terreni entro cinque anni.