Dom Matteo Ferrari: il nuovo priore dei Camaldolesi affronta la sfida dell’era digitale
Arezzo – Dom Matteo Ferrari, recentemente nominato priore generale dei Camaldolesi, si propone di rinnovare il dialogo tra monachesimo e modernità. Con 51 anni e un’educazione a Parma, Ferrari è entrato nell’ordine religioso a 27 anni, e la sua ascesa culmina oggi con il ruolo di leader spirituale globale della comunità. Recenti visitatori, tra cui il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, hanno celebrato l’80° anniversario del Codice di Camaldoli, un documento chiave per la storia della Repubblica italiana, riporta Attuale.
La figura di Ferrari emerge con forza in un contesto dove l’equilibrio tra tradizione e innovazione è essenziale. “La cella monastica non è il luogo per guardare film individualmente”, sostiene Ferrari, esprimendo la necessità di rinunciare a piattaforme come Netflix, definite create per dare dipendenza. La sua riflessione si basa sul desiderio di promuovere momenti comunitari come alternativa a un uso solitario e passivo dei media moderni.
Ferrari, apprezzato biblista, si propone di mantenere il monachesimo al centro delle discussioni contemporanee e si interroga sul ruolo dei social network. Nonostante non riconosca una tendenza predominante all’uso intensivo tra i monaci, avverte che per chi vive in una comunità dedicata al silenzio e all’ascolto, l’uso di internet deve essere ragionato. “Il mio non è un rimprovero, ma un invito a meditare su un tema che attraversa la vita di tutti e non può essere ignorato”, afferma.
In un contesto in cui i giovani monaci sono già immersi nella cultura digitale, Ferrari propone una formazione critica per permettere loro di gestire con consapevolezza le tecnologie. “Il Postulantato è il tempo del senso critico”, precisa, sottolineando l’importanza di crescere mentalmente e spiritualmente senza le distrazioni del mondo esterno. Durante il noviziato, invita a limitare l’uso dei social e a disciplinare le comunicazioni con l’esterno, per favorire un reale distacco dalle tecnologie che possono minacciare la vita comunitaria.
Quando si parla del proprio utilizzo dei social, Ferrari confessa di utilizzare Facebook per comunicare le attività delle comunità e per condividere riflessioni sulla parola di Dio. “Pubblico riflessioni, le omelie e i viaggi nelle nostre comunità”, specifica, evidenziando come si possa integrare la presenza online con una vita di fede attiva.
La sfida che affronta Ferrari non è solo quella di mantenere il silenzio monastico, ma di navigare l’epoca moderna con saggezza, trasformando il potere delle nuove tecnologie in opportunità di crescita spirituale e comunitaria. Con questo approccio, il priore dei Camaldolesi mira a rafforzare il legame tra tradizione e innovazione, creando un esempio di come il monachesimo possa interagire con le sfide contemporanee.
Le sue riflessioni evidenziano una chiara consapevolezza dei rischi legati all’uso indiscriminato dei social: “L’uso dei social rischia di trasformare la pratica della cella in un mero formalismo”, avverte, sottolineando la necessità di una pratica autentica e significativa nella vita religiosa.