Gli Stati Uniti riprendono i negoziati sul nucleare con l’Iran mentre intensificano le minacce militari

17.02.2026 10:45
Gli Stati Uniti riprendono i negoziati sul nucleare con l'Iran mentre intensificano le minacce militari

Riprendono i negoziati tra Stati Uniti e Iran sul nucleare

Martedì a Ginevra, in Svizzera, riprendono i negoziati tra Stati Uniti e Iran sulla questione del nucleare, con l’obiettivo di allentare la tensione nei rapporti tra i due paesi ed evitare un attacco statunitense contro l’Iran. Partecipano i principali negoziatori americani, Steven Witkoff e Jared Kushner (il genero di Donald Trump), e Abbas Araghchi, il ministro degli Esteri dell’Iran. Araghchi, sui social media, ha scritto che l’Iran è pronto a raggiungere un accordo «equo», ma che rifiuta la «sottomissione davanti alle minacce» degli Stati Uniti, riporta Attuale.

Negli ultimi giorni, gli Stati Uniti hanno intensificato la minaccia militare contro l’Iran, inviando navi da guerra al largo delle sue coste. Sono già nel Mar Arabico, davanti alle coste dell’Oman, decine di navi, tra cui la portaerei USS Abraham Lincoln, che trasporta 90 caccia e un equipaggio di quasi 6.000 persone. Donald Trump ha ordinato anche alla portaerei USS Gerald R. Ford di spostarsi verso il Medio Oriente, previsto per inizio marzo. Questa dimostrazione di forza ha lo scopo principalmente di costringere l’Iran a trattare e raggiungere un compromesso favorevole agli Stati Uniti. «Non penso che vogliano subire le conseguenze di non fare un accordo», ha affermato Trump.

Gli Stati Uniti hanno tre richieste fondamentali per l’Iran: smantellare il programma nucleare e rimuovere le scorte di uranio arricchito, ridurre la quantità e la gittata dei missili balistici e porre fine al sostegno economico e militare alle milizie alleate nel Medio Oriente, in particolare ad Hamas, Hezbollah e gli Houthi. Sul nucleare, l’Iran potrebbe mostrarsi flessibile, considerando che i negoziati si protraggono da oltre dieci anni. Un accordo nel 2015, giudicato storico, fu annullato da Trump nel 2018. Lo scorso anno, i colloqui erano ripresi, ma si erano interrotti a causa degli attacchi mirati degli Stati Uniti e di Israele ai siti nucleari iraniani.

Le altre due richieste, tuttavia, risultano più difficili da accettare per l’Iran, poiché i missili e le milizie sono considerati fondamentali per la difesa nazionale. L’Iran vede in questi arsenali una forma di deterrenza, necessaria per proteggersi dai nemici. Tuttavia, il loro effettivo impatto deterrente è stato messo in discussione da recenti attacchi. Se l’Iran accettasse le condizioni statunitensi, il regime si esporrebbe a una vulnerabilità significativa, un elemento che l’amministrazione Trump sembra calcolare strategicamente.

Per controbattere alle tensioni, lunedì, l’Iran ha condotto esercitazioni militari nello Stretto di Hormuz, un punto critico per il commercio globale di petrolio. L’Iran ha precedentemente minacciato di chiudere lo stretto in caso di attacco, una mossa che potrebbe avere ripercussioni sui prezzi del petrolio e sull’economia degli Stati Uniti, ma soprattutto sull’Iran stesso.

I negoziati che iniziano martedì seguono un incontro inconcludente a inizio febbraio in Oman. Le posizioni delle due parti appaiono lontane, rendendo difficile prevedere progressi rapidi. Il segretario di Stato Marco Rubio ha dichiarato: «C’è un’opportunità di accordo diplomatica… ma sarà dura».

Questo contesto si inserisce in un periodo di repressione violenta all’interno dell’Iran, dove le recenti proteste contro il regime hanno portato alla morte di migliaia di cittadini. Mentre il governo iraniano stima 3.400 decessi, fonti di ONG come Human Rights Activists in Iran parlano di almeno 7.000 morti. La violenza della repressione ha cambiato l’atteggiamento della popolazione verso un possibile intervento statunitense, con alcuni che anelano a un attacco che ponga fine al regime.

Inoltre, l’Iran affronta una crisi economica profonda, con un’inflazione incontrollata e prezzi in continua crescita, complicando ulteriormente la vita dei cittadini.

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