Governo e magistratura in conflitto: atteso appello contro la sentenza sul risarcimento alla Sea Watch

21.02.2026 07:55
Governo e magistratura in conflitto: atteso appello contro la sentenza sul risarcimento alla Sea Watch

Intensificazione del conflitto tra governo e magistratura in Italia in vista del referendum sulla giustizia

Roma, 21 febbraio 2026 – Niente tregua tra governo e toghe. Anzi, a poche settimane dal referendum sulla giustizia, lo scontro si infiamma ancora di più passando per il terreno minato dei migranti. Come ampiamente prevedibile, l’esecutivo impugnerà la sentenza del Tribunale di Palermo che impone di risarcire la ong tedesca per il fermo della Sea Watch 3 – comandata da Carola Rackete – avvenuto nel 2019. L’annuncio arriva dal ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi: “Finora abbiamo praticato il confronto con questo tipo di sentenze impugnandole, valorizzando quindi il sistema giudiziario che prevede tre gradi di giudizio. Anche in questo caso faremo così”. La stessa linea dura sarà adottata contro il verdetto del Tribunale di Catania che ha revocato il fermo della Sea Watch 5. Il governo insomma non allenta la presa. Perché, spiega Piantedosi, “la progressiva riduzione degli arrivi irregolari vuol dire che le politiche e le iniziative del governo ci stanno dando ragione, anche a prescindere dalle decisioni giudiziarie”, riporta Attuale.

Nel centrodestra, le sentenze sui migranti sono considerate connesse alla campagna referendaria. Per Matteo Salvini, chi non vota si rende complice degli speronatori: “Se un giorno tornerò a fare il ministro dell’Interno, diciamo che le signore Rackete con me non avranno vita facile”. Difficile per la premier mantenere i due piani separati, benché in quella direzione tenti di spingere il sottosegretario di fiducia Alfredo Mantovano, figura eminente nel “consiglio di guerra” di Palazzo Chigi. Mantovano invita ad abbassare i toni, anche se al ramoscello d’ulivo in una mano accompagna il randello nell’altra: avverte il rischio di trovarsi di fronte a “macerie di istituzioni” e chiede di “disarmare le parole”.

Poi, però, punta dritto contro esponenti dell’Anm e il procuratore di Napoli Nicola Gratteri, sostenitori del No: “Quello che sconcerta è che i toni estremi vengano espressi non dai partiti o dalle opposizioni, ma da esponenti della magistratura”. E si focalizza su Gratteri: “Non si può perseguire chi voterà Sì”. Il clima, insomma, resta infuocato. Piergiorgio Morosini, il presidente del Tribunale di Palermo, rilancia affermando che “denigrare non è diritto di critica” e attacca di nuovo la riforma: “Il Parlamento non è riuscito a cambiare neanche una virgola”. Per quanto tutti concordino a parole con i richiami alla calma del capo dello Stato, nei fatti è difficile che gli animi si plachino davvero.

Il fronte del No ha tutto l’interesse nel proseguire una campagna polarizzata: i sondaggisti ripetono che l’esito dipenderà dall’affluenza, e più il conflitto si estremizza, più l’elettorato di centrosinistra si sente motivato a votare.

Elly Schlein (Pd) avverte: “Ho sentito la presidente del Consiglio dire che qualcuno vuole la lotta nel fango. Basterebbe andare a vedere i canali social del partito che guida, in cui ci sono un costante attacco e una delegittimazione dei giudici”. Le fa eco Angelo Bonelli (Avs): “Il governo vuole addomesticare la magistratura”. Non a caso, nel centrodestra continua a suonare un campanello d’allarme per le parole del Guardasigilli “sul sistema para-mafioso” del Csm: “L’iniziativa di Nordio ha azzerato il nostro vantaggio sul referendum, portandoci da 10 a 0 a 10 a 10. Tutti pensiamo quello che ha detto, ma ha sbagliato a dirlo in pubblico anziché in un salotto”, sottolinea la leghista Simonetta Matone. Una frase che, secondo Giuseppe Conte, conferma che “la maggioranza vuole lo scudo anti-giudici”.

In questo scenario teso, il presidente della Repubblica ha partecipato al convegno per i 100 anni della nascita del giurista Vittorio Bachelet, ucciso dalle Brigate Rosse. Lì, il vicepresidente del Csm, Fabio Pinelli, ha ribadito l’invito ad abbassare i toni: “Il ruolo istituzionale richiede sobrietà e senso del limite”. Sergio Mattarella non ha ritenuto opportuno tornare sullo scontro. Ma in un comunicato scritto prima di assistere all’evento ha ricordato la figura di Bachelet, che “ha operato affinché fosse l’ordinamento democratico a sconfiggere il terrorismo senza ricorrere a misure straordinarie, ma basandosi sui principi costituzionali della giurisdizione”. Una riflessione che è difficile non interpretare come un invito a evitare drammatizzazioni e tentazioni di leggi eccezionali.

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