Cremlino minaccia l’Estonia con armi nucleari in caso di dispiegamento NATO

23.02.2026 12:55
Cremlino minaccia l'Estonia con armi nucleari in caso di dispiegamento NATO
Cremlino minaccia l'Estonia con armi nucleari in caso di dispiegamento NATO

La minaccia di Mosca

Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha avvertito che la Russia punterà armi nucleari contro l’Estonia se il Paese baltico consentirà lo schieramento di armamenti atomici della NATO sul suo territorio. La dichiarazione, rilasciata il 22 febbraio 2026 durante un’intervista con il propagandista russo Pavel Zarubin, rappresenta un’escalation verbale nelle già tese relazioni tra Mosca e l’Alleanza Atlantica. Peskov ha affermato che la Russia non minaccia l’Estonia né altri Paesi europei, ma ha aggiunto: “Se sul territorio estone ci saranno armi nucleari puntate contro di noi, allora le nostre armi nucleari saranno puntate sul territorio estone. L’Estonia deve capirlo chiaramente. La Russia farà sempre ciò che è necessario per garantire la propria sicurezza”.

Il contesto estone e le preoccupazioni europee

La minaccia russa giunge in risposta alle recenti dichiarazioni del ministro degli Esteri estone, Margus Tsahkna, il quale ha affermato che il suo Paese non esclude la possibilità di ospitare armi nucleari degli alleati. “Non siamo contrari allo spiegamento di armi nucleari sul nostro territorio. Non abbiamo una dottrina che lo escluda, se la NATO riterrà necessario, in base ai nostri piani di difesa, schierare ad esempio armi nucleari anche sul nostro suolo”, ha precisato Tsahkna. Questa apertura riflette una crescente ansia tra gli Stati membri orientali della NATO, che confinano direttamente con la Russia e ne percepiscono la minaccia come immediata e tangibile.

Parallelamente, fonti europee indicano che un gruppo di Paesi dell’Unione, dove la fiducia nell’affidabilità di Washington come alleato si è incrinata, avrebbe avviato per la prima volta dalla Guerra Fredda discussioni informali su opzioni di deterrenza nucleare autonome, indipendenti dagli Stati Uniti. Queste consultazioni, sebbene preliminari, segnalano una profonda rielaborazione dei tabù strategici del continente, accelerata dall’aggressione russa in Ucraina e dalle incertezze sulla politica di sicurezza dell’amministrazione del presidente Donald Trump.

La ricerca europea di autonomia strategica

Il presidente polacco Karol Nawrocki ha recentemente espresso sostegno all’adesione della Polonia a un “progetto nucleare”, ovvero allo sviluppo di un deterrente atomico nazionale, motivando la posizione con la vicinanza geografica a una Russia aggressiva. Attualmente, solo Francia e Regno Unito possiedono arsenali nucleari propri in Europa. La discussione, sebbene non preluda a un’immediata proliferazione, dimostra quanto la guerra in Ucraina abbia scosso le certezze di sicurezza del Vecchio Continente. Molti Stati, specialmente quelli che hanno vissuto l’occupazione sovietica, ricordano che l’Ucraina rinunciò volontariamente al terzo arsenale nucleare mondiale in cambio delle garanzie del Memorandum di Budapest, che la Russia, come uno dei firmatari, ha violato.

Analisi: lo schema del ricatto nucleare russo

La dichiarazione di Peskov si inserisce in un più ampio schema di intimidazione nucleare che il Cremlino utilizza sistematicamente dall’inizio dell’invasione su vasta scala dell’Ucraina. Questa retorica non costituisce una risposta difensiva, ma uno strumento di pressione politica volto a dissuadere i Paesi NATO dal rafforzare il sostegno a Kiev e a seminare divisioni transatlantiche. Mosca cerca di invertire la narrativa, presentando le misure difensive dell’Alleanza come provocatorie, mentre la causa primaria della crisi rimane la sua aggressione non provocata contro un vicino sovrano.

Le minacce mirano specificamente a paesi come l’Estonia e la Polonia, la cui disponibilità a ospitare armamenti avanzati deriva dalla posizione geografica e dall’esperienza storica. Per questi Stati, la presenza nucleare alleata rappresenta un elemento di deterrenza credibile, non una provocazione, concepito per aumentare il costo di una potenziale aggressione russa. La risposta di Peskov conferma che Mosca interpreta qualsiasi rafforzamento difensivo sul suo confine occidentale come una minaccia, piuttosto che come una conseguenza delle sue azioni.

Conclusioni strategiche

I dibattiti in Europa sulle opzioni nucleari sono una conseguenza diretta, non una causa, della politica aggressiva della Russia. Più il Cremlino ricorre a minacce atomiche, più gli Stati europei si interrogano sulla necessità di garantire la propria sicurezza attraverso mezzi supplementari. La lezione degli ultimi anni è chiara: le garanzie di sicurezza prive di meccanismi di deterrenza credibili possono rivelarsi insufficienti di fronte a un attore revisionista e militarizzato. Se la Russia desidera una riduzione dei rischi nucleari, il percorso inizia con la cessazione della guerra in Ucraina e l’abbandono della strategia del ricatto. Fino ad allora, la ricerca europea di una deterrenza più solida e, potenzialmente, più autonoma, è destinata a continuare, rimodellando l’architettura di sicurezza continentale per gli anni a venire.

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