Ali Larijani: il crescente potere del capo del Consiglio supremo di sicurezza nazionale in Iran
Negli ultimi mesi in Iran, il capo del Consiglio supremo di sicurezza nazionale, Ali Larijani, ha acquisito un’influenza significativa, diventando una delle figure più rilevanti del regime dopo la Guida Suprema Ali Khamenei, di cui è un fidato alleato. La sua influenza ora supera anche quella del presidente Masoud Pezeshkian, che storicamente ha avuto un ruolo marginale, riporta Attuale.
La posizione centrale di Larijani è stata analizzata da un’inchiesta del New York Times, che ha raccolto testimonianze da funzionari, militari e diplomatici iraniani. Questo rafforzamento del suo ruolo è parte dei preparativi del regime iraniano per affrontare un possibile attacco da parte degli Stati Uniti, considerato imminente, sia a livello militare che politico.
Un elemento cruciale di questa strategia è garantire il mantenimento di un sistema di comando operativo durante e dopo un eventuale attacco. Il regime afferma di aver appreso dall’esperienza della guerra contro Israele e Stati Uniti dello scorso anno, che ha visto un rapido crollo della leadership militare iraniana, con Khamenei che scomparve per diversi giorni.
Larijani è un attore chiave in questo piano, considerato un possibile sostituto di Khamenei nella leadership, almeno temporaneamente, sebbene non possa assumere il ruolo di Guida Suprema in quanto non fa parte del clero sciita. A 67 anni, è anche notevolmente più giovane di Khamenei, che ha quasi 87 anni.
Nominate a capo del Consiglio supremo di sicurezza nazionale lo scorso agosto, le responsabilità di Larijani sono cresciute insieme alla sua visibilità. Il New York Times ha riportato che “Larijani sta praticamente governando il paese”. Khamenei si fida di lui e per questo motivo gli assegna compiti delicati in un momento critico.
Larijani, che in passato è stato comandante dei Guardiani della rivoluzione, è stato il responsabile della brutale repressione delle grandi proteste di gennaio, eseguita dai Guardiani e da altre forze di sicurezza. Il suo ruolo nel mantenimento dell’apparato repressivo è fondamentale, preparandosi a un possibile incremento della violenza in caso di attacco o di nuove manifestazioni, che sono appena riprese.
In aggiunta alla sua importanza militare, Larijani ha anche accresciuto il suo peso politico, incontrando alleati regionali dell’Iran, tra cui il dittatore siriano Bashar Assad e leader di Hezbollah in Libano. A fine gennaio ha incontrato il presidente russo Vladimir Putin, nonché leader di altri paesi del Medio Oriente, mentre proseguono i negoziati con gli Stati Uniti, finora senza successo.
La crescente visibilità di Larijani sui media statali ha sovrastato quella del presidente Pezeshkian, che proviene da una formazione politica più progressista. Spesso, sono state le lunghe interviste di Larijani a comunicare al pubblico la posizione del regime. In una delle recenti interviste con Al Jazeera, ha affermato che il regime è pronto per la guerra e disponibile a sottoporsi nuovamente ai controlli dell’Agenzia delle Nazioni Unite per l’energia nucleare, un punto controverso nei negoziati in corso con gli Stati Uniti.
Le dimostrazioni della subordinazione del presidente e dell’autorità di Larijani si sono manifestate quando Pezeshkian ha fatto riferimento a lui per rimuovere le restrizioni di internet imposte durante le proteste e quando il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha chiesto il permesso a Larijani per comunicare con un inviato statunitense.
Larijani proviene da una famiglia influente in Iran, con forti legami con il clero sciita: suo fratello Sadiq Larijani ha ricoperto a lungo la carica di capo del sistema giudiziario. Questo background ha contribuito a creare un forte rapporto di fiducia tra Larijani e Khamenei, al quale è sempre più vicino.
In passato, Larijani ha già ricoperto ruoli di leadership nel Consiglio di sicurezza nazionale e come presidente del parlamento. Ha tentato di correre per la presidenza nel 2005, e ha fatto un nuovo tentativo nel 2021 e nel 2024, quest’ultimo bocciato a causa di legami familiari con gli Stati Uniti.
Oltre ai preparativi politici, il regime ha rafforzato la sua posizione militare spostando missili balistici verso il confine con l’Iraq, in vista di un possibile attacco. Recentemente, lo spazio aereo iraniano è stato chiuso ripetutamente per testare missili e sistemi antiaerei. Per quanto riguarda i negoziati con gli Stati Uniti, sembra che l’amministrazione Trump sia disposta a partecipare a nuovi incontri, purché l’Iran presenti una nuova proposta di accordo.
Nel frattempo, Trump ha accennato alla possibilità di un attacco limitato per aumentare la pressione sui negoziati, avvertendo che, se l’Iran non accogliesse le sue richieste, ci sarebbe stato un ulteriore attacco su larga scala.