La politica italiana quattro anni dopo l’invasione russa in Ucraina

24.02.2026 07:15
La politica italiana quattro anni dopo l'invasione russa in Ucraina

Quattro anni dopo l’invasione russa: le sfide della politica italiana a sostegno dell’Ucraina

Il 24 febbraio 2022, la Russia ha dato inizio a una invasione dell’Ucraina che ha sorpreso la comunità internazionale, compresi i politici italiani, che non si aspettavano un attacco così imminente. Circa un mese dopo, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky si è rivolto al Parlamento italiano in un video collegamento, con un intervento più cauto rispetto ai suoi discorsi in altre istituzioni occidentali. L’ambasciatore ucraino a Roma ha chiarito che questa prudenza era dovuta alla storica posizione filorussa di molti nel Parlamento, sottolineando che «sapevamo a chi parlavamo», riporta Attuale.

Oggi, quattro anni dopo l’inizio del conflitto, i partiti italiani che si dichiarano pro-Ucraina alla Camera e al Senato non riescono a costituire una solida maggioranza. Pur essendo cessate le dichiarazioni entusiaste a favore di Vladimir Putin, la posizione della politica italiana è tutt’altro che unitaria nel supporto all’Ucraina. Le influenze di Donald Trump e la crescente ricerca di consenso fra elettori stanchi della guerra hanno portato membri di entrambi gli schieramenti a manifestare una certa ambiguità nei confronti dell’implicazione della resistenza ucraina.

Il 29 gennaio 2022, Sergio Mattarella era stato rieletto presidente della Repubblica, in un momento in cui i timori di una guerra imminente erano già palpabili. Solo pochi giorni prima dell’invasione, il presidente del Consiglio Mario Draghi aveva annullato una missione in Russia, segnalando la gravità della situazione. Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, in un intervento parlamentare, aveva descritto i recenti eventi come una potenziale apertura a un’operazione militare su larga scala da parte della Russia.

La risposta iniziale del governo italiano non è stata immediata. Draghi ha partecipato a una conferenza d’emergenza con altri leader europei, ma ha dovuto affrontare critiche per un disguido nella preparazione di una telefonata con Zelensky, causando tensioni diplomatiche. Nei giorni seguenti, Draghi ha adottato una posizione di fermezza a favore dell’Ucraina, sostenendo l’adesione del paese all’Unione Europea e suggerendo misure per congelare i beni russi all’estero.

Il Partito Democratico (PD) di Enrico Letta e Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni si sono prontamente schierati a favore dell’Ucraina. Letta ha chiesto un esplicito sostegno militare alla resistenza ucraina, mentre Meloni, leader di un partito di opposizione che si trovava negli Stati Uniti, ha espresso pieno appoggio al governo italiano. Al contrario, il Movimento 5 Stelle ha faticato ad allinearsi, mostrando ambiguità e timidezza.

Nei giorni seguenti, la Lega di Matteo Salvini ha inizialmente condannato l’invasione, ma ha poi mostrato segni di ambivalenza, mentre Berlusconi ha espresso preoccupazione per l’uso della violenza, cercando di mantenere contatti con Putin. La crisi ha messo in evidenza le divisioni all’interno dei partiti, con tentativi di alcuni membri di distaccarsi dalla linea ufficiale a favore di una posizione più pacifista.

Nel tempo, anche nel fronte progressista si sono manifestate divergenze. Vari esponenti di sinistra hanno attribuito responsabilità all’espansionismo della NATO, mentre il M5S ha affrontato tensioni interne. L’introduzione di argomenti pacifisti ha contribuito a un cambiamento nel sostegno a Zelensky, scollegandosi dalle posizioni più assertive iniziali.

La situazione ha progettato un panorama politico italiano in continua evoluzione: i partiti che un tempo sostenevano con forza l’Ucraina hanno cominciato a temperare le loro posizioni. Con l’elezione di Trump e il conseguente spostamento della politica statunitense, le destre nazionaliste italiane si sono trovate a dover rivedere le proprie alleanze e strategie, mentre Forza Italia ha faticato a distaccarsi dalle simpatie di Berlusconi per Putin. Tale contesto ha comportato un rallentamento nel sostegno a lungo termine per l’Ucraina, complicando ulteriormente il panorama politico italiano.

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