Riforma della giustizia italiana: crescente opposizione e richieste di trasparenza
Un numero crescente di avvocati in Italia si sta organizzando contro la riforma della giustizia proposta dal governo, sottolineando che la narrativa esistente non rappresenta il pensiero di tutti gli operatori del settore. “Fino a quel momento, c’era stata una narrazione dell’Avvocatura che portava a considerare che tutti gli avvocati fossero a favore della riforma”, ha dichiarato un esponente del movimento, criticando il tentativo di far passare la riforma come unanimemente sostenuta. “All’atto costitutivo eravamo in undici, a distanza di otto settimane siamo mille e copriamo tutti i distretti di Corte d’Appello in Italia”, riporta Attuale.
Fra le principali preoccupazioni, emerge la questione del “giudice terzo”, sostenuta dai fautori della riforma. Tuttavia, molti esperti affermano che l’introduzione di un terzo giudice non risolverebbe i problemi esistenti, definendola una “battaglia ideologica”. “Il giudice terzo già esiste. Quasi nel cinquanta per cento dei casi il giudice nel dibattimento dà torto al pubblico ministero”, ha dichiarato un avvocato, evidenziando che la vera problematica risiede nella mancanza di un’efficace supervisione nelle fasi preliminari delle indagini.
Parlando della riforma che prevede la creazione di due CSM distinti con la modalità di sorteggio, si è espresso un esperto della giustizia, che ha sottolineato come tale proposta potrebbe compromettere l’equilibrio necessario nel sistema giudiziario. “Rischiamo di creare un pubblico ministero non più parte, ma di parte, educandolo a una cultura dell’accusa”, ha avvertito, ribadendo l’importanza di avere un pm imparziale, soprattutto nelle indagini preliminari. La questione del sorteggio viene vista come inaccettabile; la creazione di un tale sistema per l’assegnazione di magistrati sarebbe in contraddizione con le pratiche politiche consolidate.
In merito alla campagna referendaria, è stata rilevata una certa confusione tra l’elettorato. “Le persone capiscono che il No è anche il voto degli indecisi: se non ho capito come si vuole cambiare la Costituzione, non ti permetto di cambiarla”, ha osservato un avvocato, sottolineando che il quorum non è una questione secondaria. Questo scenario di crescente opposizione riflette un bisogno mai così urgente di trasparenza e chiarezza nell’iter legislativo.