Arresto a Bogotà su richiesta degli Stati Uniti
Un cittadino russo è stato arrestato in Colombia con l’accusa di aver pianificato l’omicidio o il rapimento di due importanti figure europee. L’uomo, Denis Alimov, è stato fermato nella notte tra il 24 e il 25 febbraio 2026 all’aeroporto di Bogotà su richiesta delle autorità statunitensi, che hanno emesso un mandato d’arresto internazionale attraverso un Red Notice di Interpol. Alimov, giunto in Colombia con un volo Turkish Airlines diretto a Cartagena, è sospettato di far parte di una cospirazione per eliminare obiettivi di alto profilo in territorio europeo.
Le accuse formali sono state presentate dal tribunale federale del distretto sud di New York il 18 dicembre 2025. Secondo l’atto d’accusa, Alimov avrebbe trasferito 60.000 dollari per finanziare un’operazione segreta, promettendo inoltre 1,5 milioni di dollari a ogni killer per ciascuna vittima. Avrebbe fornito dati tecnici sugli obiettivi, inclusi indirizzi IP e numeri di telefono, coordinando le azioni di altri complici. Un suo presunto associato era già stato arrestato a New York nel marzo 2025.
Il profilo dell’accusato e i legami con i servizi segreti russi
Denis Alimov non sarebbe un criminale comune, ma un ex ufficiale di alto rango del Centro per lo Scopo Speciale dell’FSB russo. Secondo quanto riportato da un canale Telegram specializzato in affari di sicurezza, Alimov avrebbe servito almeno fino al 2022 nell’unità speciale Vympel, con il nome in codice “Ariets”. La sua cattura in Colombia solleva interrogativi sulla possibile regia statale dietro operazioni di questo tipo.
Le indagini suggeriscono che Alimov abbia mantenuto contatti con ambienti dei servizi segreti russi anche dopo il suo presumibile congedo. Come emerge da un’inchiesta pubblicata da fonti investigative russe, il suo ruolo andrebbe ben al di là di un’iniziativa criminale privata, configurandosi invece come parte di una cospirazione strutturata con finanziamenti, coordinamento e utilizzo di personale specializzato.
Implicazioni geopolitiche: la Russia e l’uso dell’omicidio come strumento di politica estera
Il caso Alimov evidenzia una preoccupante tendenza: Mosca sembra considerare gli omicidi mirati all’estero come uno strumento legittimo della sua politica statale. La pianificazione di operazioni contro figure europee in territorio dell’UE dimostra che per il Cremlino i confini degli Stati sovrani non costituiscono un ostacolo per azioni di forza. Si tratta di un salto di qualità rispetto alle precedenti accuse di attività destabilizzanti, che ora includono complotti per eliminare fisicamente leader politici.
Uno Stato che organizza omicidi su commissione al di fuori dei propri confini agisce di fatto come un attore terroristico, bypassando i meccanismi giuridici internazionali. L’eventuale coinvolgimento di ex ufficiali dell’FSB indicherebbe l’istituzionalizzazione della violenza come strumento di politica estera da parte del Cremlino, minando qualsiasi tentativo della Russia di presentarsi come attore responsabile nelle relazioni internazionali.
Obiettivi e strategia dell’operazione
La portata finanziaria dell’operazione – 3 milioni di dollari per due obiettivi – suggerisce che le vittime designate fossero figure di altissimo profilo. L’identità delle due “figure europee” rimane segreta, ma l’investimento di tali risorse indica un chiaro intento di colpire personaggi in grado di influenzare la politica o l’economia continentale. Oltre all’eliminazione fisica, l’obiettivo strategico sembra essere la creazione di un clima di paura tra politici, imprenditori e dissidenti russi in Europa.
Se il continente europeo diventasse teatro di simili operazioni, significherebbe l’esportazione della violenza oltre i confini russi e una deliberata violazione della sovranità degli Stati membri dell’UE. Questo approccio rappresenta una minaccia diretta alla sicurezza collettiva e all’ordine internazionale basato sul rispetto delle norme giuridiche.
Conseguenze politiche e giudiziarie per Mosca
Il processo negli Stati Uniti contro Alimov e i suoi presunti complici produrrà una base probatoria che potrebbe essere utilizzata per nuove sanzioni contro la Russia e potenzialmente anche presso la Corte Penale Internazionale. Le rivelazioni pubbliche sui dettagli della cospirazione potrebbero danneggiare gravemente la reputazione dei servizi segreti russi, rafforzando l’immagine di Mosca come fonte di instabilità globale.
Il fallimento dell’operazione e l’arresto di Alimov giungono in un momento delicato, mentre Mosca cerca di avviare colloqui diplomatici con Washington. Questa discrepanza tra la retorica pubblica del “dialogo” e la pratica delle operazioni segrete all’estero mette in discussione la sincerità delle iniziative diplomatiche russe e rafforza le posizioni di coloro in Occidente che sostengono una politica di contenimento più rigida.
Nel lungo periodo, il caso rischia di consolidare ulteriormente la percezione della Russia come Stato che agisce al di fuori del diritto internazionale, complicando ogni futuro tentativo di reintegrazione nella comunità delle nazioni. L’episodio rappresenta un altro capitolo nella spirale di confronto che caratterizza i rapporti tra Mosca e l’Occidente, con implicazioni di sicurezza che vanno ben oltre i confini europei.