Inizio del secondo attacco congiunto di Israele e Stati Uniti contro l’Iran
Un attacco congiunto di Israele e Stati Uniti contro l’Iran è iniziato sabato scorso, segnando il secondo intervento militare in meno di un anno, con un approccio decisamente più aggressivo rispetto al conflitto del giugno 2025, riporta Attuale.
Il precedente conflitto, che durò dodici giorni, si concentrò su obiettivi limitati e gli Stati Uniti si unirono soltanto negli ultimi due giorni, evidenziando la loro volontà di evitare un conflitto prolungato. Questa volta, tuttavia, la situazione è cambiata drasticamente.
Durante l’operazione precedente, l’intervento era stato motivato dall’intenzione di colpire il programma di arricchimento dell’uranio dell’Iran, ritenuto una minaccia sia per Israele che per gli Stati Uniti, poiché potrebbe consentire al paese di sviluppare armi nucleari. Gli attacchi aerei statunitensi si erano concentrati su tre siti nucleari (Fordo, Natanz e Isfahan) senza colpire le città, ma questo non è avvenuto nel corso dell’attuale conflitto, in cui Israele ha attaccato anche altre aree, compresa la capitale Teheran, compromettendo le difese aeree iraniane.
Nel giugno 2025, il presidente Donald Trump dichiarò che il programma nucleare iraniano era stato «annientato», ma i successivi rapporti dell’intelligence americana contraddissero queste affermazioni, affermando che era stato solo rallentato a causa del trasferimento delle scorte di uranio arricchito. A fine gennaio 2026, Trump chiese di nuovo la smilitarizzazione del programma nucleare iraniano.
Nonostante i tentativi di avvio di negoziati indiretti con l’Iran, molti esperti consideravano le condizioni imposte da Trump inaccettabili dal regime iraniano. Questo ha portato a scarse speranze per una risoluzione diplomatica, dato che il presidente aveva ritirato unilateralmente gli Stati Uniti dall’accordo nucleare del 2015.
Nel contesto della guerra attuale, le relazioni tra Trump e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu sono rimaste estremamente strette, con Trump che ha spesso supportato le azioni aggressive di Israele, anche in passato, e facendo di ciò una priorità nella sicurezza nazionale per Tel Aviv.
A gennaio, enormi proteste anti-regime hanno scosso l’Iran, portando Trump a promettere sostegno ai manifestanti. Tuttavia, il regime ha represso duramente le manifestazioni, mentre entrambi i leader, Trump e Netanyahu, hanno invitato la popolazione iraniana a sollevarsi contro il regime.
Negli ultimi mesi, gli Stati Uniti hanno accumulato forze militari in Medio Oriente per prepararsi a questo conflitto, mentre ufficialmente i movimenti erano destinati a fare pressione su Teheran in un momento di negoziati. Tuttavia, le ultime dichiarazioni di Trump segnalano una crescente insoddisfazione per i progressi nei colloqui, e pochi momenti dopo l’inizio delle operazioni militari sono state confermate.
Questa dinamica evidenzia la mancanza di una reale fiducia nella diplomazia e la predisposizione di Trump a considerare interventi militari come opzione prioritaria, similmente alle sue precedenti azioni in Venezuela.
Che disastro! Non si vede una via d’uscita… è incredibile come la diplomazia venga messa da parte. Siamo davvero tornati all’era delle guerre inutili? La situazione in Medio Oriente sembra sempre più complicata. Speriamo che ci sia una svolta prima che sia troppo tardi.