Teheran, il regime in piazza: ma solo il 20% sostiene gli ayatollah

02.03.2026 08:15
Teheran, il regime in piazza: ma solo il 20% sostiene gli ayatollah

Iran: Due visioni del lutto dopo la morte di Ali Khamenei

Una folla composta da migliaia di persone si è radunata questa mattina in piazza Enghelab, la piazza della Rivoluzione, per commemorare Ali Khamenei, la Guida Suprema dell’Iran, uccisa in un attacco aereo attribuito a Donald Trump e Benjamin Netanyahu. I droni sorvolano la manifestazione mentre i partecipanti intonano slogan di sostegno agli ayatollah, mentre i media iraniani trasmettono ripetutamente immagini della folla per evidenziare il numero di partecipanti, un segnale di fedeltà verso il regime teocratico, riporta Attuale.

La medesima scena, però, nasconde cure contrasti: un’altra parte della popolazione, decisamente meno udita, vive in un clima di festa, esprimendo una gioia proibita per la morte di un leader che ha governato per 36 anni, restringendo le libertà e impiegando la repressione. La sera precedente, a pochi chilometri da piazza Enghelab, giovani e donne senza velo celebrate la scomparsa di Khamenei, incendiando fuochi d’artificio e intonando slogan contro la dittatura. Nonostante il rischio di repressione, migliaia di persone sono uscite per esprimere il loro desiderio di libertà e giustizia.

Già durante l’ultimo anno proteste di massa hanno caratterizzato tutto il paese, richiedendo la fine della Repubblica Islamica. Ad affrontarsi ci sono due visioni: la prima è quella dei sostenitori del regime, che si mostrano uniti nella loro devozione, mentre la seconda rappresenta un’istanza di cambiamento e libertà, sempre più forte tra le nuove generazioni e coloro che hanno subito violazioni dei diritti umani.

Il supporto al regime e la realtà della popolazione

Secondo gli esperti, meno del 20% della popolazione sostiene realmente il regime, gran parte di essa spinta dalla necessità economica o dalla paura. Molti dei partecipanti alle manifestazioni ufficiali sono stati reclutati dal governo, con pullman che portano a far finta di un consenso popolare sempre più difficile da mantenere. Inoltre, recenti elezioni parlamentari hanno visto un’affluenza incredibilmente bassa, attestandosi al 41%, il numero più basso mai registrato, evidenziando un importante distacco della popolazione dal sistema.

La profonda divisione sociale è emersa chiaramente durante le proteste del 2025-2026. Nonostante i numeri ufficiali siano manipolati, esperti come Saied Golkar sostengono che tra il 70 e l’80% della popolazione iraniana desidera la caduta del regime attuale. Questo desiderio di cambiamento si è manifestato con il movimento “Donna, Vita, Libertà”, una mobilitazione che ha raccolto consensi anche tra alcune frange religiose.

Il futuro dell’Iran e le sue divisioni interne

Il contrasto tra i due gruppi è palpabile. Da un lato le cerimonie di lutto, sostenute dalla propaganda statale, e dall’altro la danza liberatoria di coloro che chiedono la fine della tirannia. Un clima di incertezza per il futuro del paese rende evidente la necessità di una discussione aperta e onesta tra le diverse fazioni. I prossimi eventi, a cominciare dal funerale di Khamenei, potrebbero rappresentare un momento cruciale per un cambiamento, sebbene il costo di questa transizione sia stato, e continui a essere, estremamente alto per molti.

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