Trump e Netanyahu: divergenze strategiche e ambizioni nel conflitto iraniano

06.03.2026 07:45
Trump e Netanyahu: divergenze strategiche e ambizioni nel conflitto iraniano

DALLA NOSTRA CORRISPONDENTE
NEW YORK – Il premier israeliano Netanyahu cerca di rovesciare la leadership della Repubblica islamica, un obiettivo a lungo perseguito. Tuttavia, si solleva la questione se la sua alleanza con il presidente americano Trump possa mantenersi nel tempo, soprattutto mentre l’operazione militare continua. All’inizio, entrambi avevano incoraggiato gli iraniani a prendere in mano il loro destino, suggerendo un cambio di regime. Negli ultimi giorni, tuttavia, la Casa Bianca ha delineato tre obiettivi militari chiave: distruggere missili e navi, prevenire la costruzione di armi nucleari e fermare il supporto a gruppi armati nella regione. Il Segretario della Difesa Pete Hegseth ha precisato che questa «non è una guerra per il cambio di regime», riporta Attuale.

Chi governa?

Gli obiettivi post-bellici appaiono incerti: Trump non sembra avere molta fiducia in una rivolta popolare, ma ha dichiarato a Reuters che un’azione offensiva da parte delle forze curde «sarebbe un’idea meravigliosa, se vogliono farlo». Alcuni curdi temono però che Trump desideri utilizzarli come leva per ottenere concessioni dal regime di Teheran. Trump ha ipotizzato l’emergere di figure più pragmatiche nel sistema iraniano al fine di ottenere, almeno, la promessa di rinunciare al nucleare.

Il presidente ha affermato ieri a Axios che deve essere personalmente coinvolto nella nomina del prossimo leader dell’Iran, simile a quanto avvenuto con Delcy Rodríguez in Venezuela, dichiarando che Mojtaba Khamenei sarebbe «inaccettabile» perché rappresenta un «peso piuma», e se continuasse le politiche del padre, gli Stati Uniti tornerebbero in guerra «tra cinque anni». «Vogliamo qualcuno che porti armonia e pace in Iran».

Gli scenari

Trump ha parlato di bombardamenti per 4-5 settimane, ma ha anche suggerito che il conflitto potrebbe chiudersi in 2-3 giorni. Ha dichiarato di essere aperto a trattative con l’Iran. Israele teme che Trump possa dichiarare un cessate il fuoco prima di raggiungere gli obiettivi di Netanyahu, il quale prevede una campagna prolungata per infliggere il massimo danno e, idealmente, far crollare il regime. Secondo il New York Times, dopo l’attacco, elementi dell’intelligence iraniana hanno contattato la CIA per discutere di una possibile risoluzione del conflitto, ma Israele ha esortato la Casa Bianca a non rispondere. Netanyahu ha telefonato lunedì per chiarire la posizione, e martedì Trump ha affermato su Truth che era «troppo tardi» per negoziare.

Secondo Steven Cook, esperto del Council on Foreign Relations, Israele non desidera una soluzione simile a quella del Venezuela in Iran, preferendo un membro «pragmatico» dei Guardiani della rivoluzione. Netanyahu considera l’idea di un moderato come un’illusione. Il ministro della Difesa Israel Katz ha affermato mercoledì su X che chiunque l’Iran scelga come nuova Guida suprema sarà «un obiettivo per l’eliminazione».

Un funzionario Usa ha detto a Reuters che le campagne militari dei due Paesi perseguono obiettivi diversi: «Il cambio di regime è uno dei loro». Tuttavia, le operazioni finora sono state condotte in modo congiunto. Netanyahu ha convinto Trump che il momento per prevenire la costruzione di armi nucleari e distruggere i missili balistici fosse «adesso o mai più», idea concepita alla fine di dicembre durante una visita a Mar-a-Lago.

Trump ha accelerato le operazioni: in risposta alle proteste in Iran, ha promesso che «l’aiuto è in arrivo». Il 14 gennaio era vicino a ordinare l’attacco, successivamente ha inviato portaerei e ha iniziato a pianificare l’operazione congiunta con Israele. Ha esplorato anche la via dei negoziati, ma voleva una resa totale da parte dell’Iran, che è stata rifiutata.

Chi sarà il prossimo?

Netanyahu mira a disegnare un Nuovo Medio Oriente, dove Israele eserciti un’egemonia militare totale e i suoi nemici siano distrutti o decapitati. Questa è l’eredità che desidera lasciare, oltre a rappresentare un mezzo per la sua sopravvivenza politica. Tuttavia, sarà Trump a decidere quando terminerà la guerra, mentre nel suo fronte Maga ci sono voci che lo esortano a dichiarare vittoria con la morte di Khamenei. Attualmente, Trump minimizza l’impatto dell’aumento dei prezzi dell’energia e afferma che la guerra è popolare in America, nonostante i sondaggi sfavorevoli. Il presidente sembra determinato, predicendo anche una caduta del regime cubano.

1 Comment

  1. Non ci posso credere, sembra che stiamo assistendo a un film di Hollywood! Ma la realtà è ben più complessa e inquietante… La cosa che mi preoccupa di più è che due leader così potentemente determinati possano decidere del destino di milioni di persone. E noi? A cosa serve tutto questo? Ah, l’umanità…

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