Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti pubblica nuovi documenti che coinvolgono Donald Trump nel caso Epstein
Giovedì 5 marzo, il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha reso pubblici alcuni documenti dell’FBI relativi al caso Epstein, contenenti accuse da parte di una donna contro il presidente Donald Trump, che lo accusa di averla stuprata negli anni Ottanta, quando aveva tra i 13 e i 15 anni. Questi documenti erano stati omessi dalle tre milioni di pagine pubblicate il 31 gennaio a causa di un presunto errore di classificazione. A metà febbraio, la procuratrice generale statunitense Pam Bondi aveva dichiarato che l’amministrazione Trump aveva diffuso gli “Epstein files” nella loro interezza, riporta Attuale.
L’identità della donna non è stata rivelata e le sue accuse rimangono non verificate. Attualmente, non si hanno informazioni riguardo eventuali indagini condotte in relazione alle sue dichiarazioni o su come l’FBI abbia valutato la sua testimonianza, e non risultano indagini aperte nei confronti di Trump.
I documenti pubblicati riportano il riassunto di quattro colloqui condotti dall’FBI nel 2019 con una donna che afferma di essere stata vittima di abusi sia da parte di Epstein che di Trump. La donna si era fatta avanti nel 2019, subito dopo l’arresto di Epstein, e ha dichiarato di essere stata aggredita, stuprata e picchiata da Epstein e da alcuni dei suoi amici sull’isola caraibica del finanziere. Le accuse contro Trump riguardano un presunto caso di violenza sessuale, dove la donna sostiene di aver cercato di difendersi mordendolo. Durante le deposizioni, si è rifiutata di rispondere a ulteriori domande dopo aver menzionato due interazioni precedenti con Trump.
Gli “Epstein files” comprendono documenti raccolti durante il processo a Jeffrey Epstein, il finanziere newyorkese condannato per aver sfruttato sessualmente ragazze minorenni, morto suicida in carcere. I suoi legami con numerose persone facoltose, incluso il presidente Donald Trump, hanno generato nel tempo molte teorie del complotto, portando, lo scorso novembre, all’approvazione da parte del Congresso di una legge che obbligava il governo a pubblicare tutti i documenti pertinenti.