Trump avverte l’Iran: nessun accordo, solo resa incondizionata

07.03.2026 00:36
Trump avverte l'Iran: nessun accordo, solo resa incondizionata

Esclusione di negoziati tra gli Stati Uniti e l’Iran: sostegno incerto da parte dell’opinione pubblica

«Non ci sarà alcun accordo con l’Iran, eccetto che per la resa incondizionata!», ha affermato Trump su Truth, delineando una strategia in cui, dopo la resa, si procederà alla «selezione di leader» che siano «grandi e accettabili». Il presidente americano ha promesso che gli Stati Uniti e i suoi alleati «risolleveranno l’Iran dall’orlo della distruzione, rendendolo economicamente più grande, migliore e più forte che mai», riporta Attuale.

Dopo che il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha comunicato su X che alcune nazioni stanno cercando di mediare per fermare il conflitto, l’Iran ha mostrato pubblicamente poca inclinazione a una resa incondizionata, nonostante i bombardamenti americani e israeliani siano iniziati da sei giorni. Trump ha precisato che la resa non deve necessariamente assumere una forma ufficiale, poiché «potrebbe significare che lo annunciano» oppure, in alternativa, «non possono combattere più a lungo perchè non hanno nessuno o nulla con cui combattere». La portavoce Karoline Leavitt ha chiarito che la resa incondizionata implica che Trump deciderà che «l’Iran non pone più una minaccia agli Stati Uniti e ai nostri soldati in Medio Oriente».

Il presidente ha anche dissociato l’Iran dal Venezuela, affermando che la situazione in Iran non è paragonabile, e ha dichiarato: «Funzionerà molto facilmente», riferendosi alla situazione venezuelana. In merito alla domanda se il futuro governo iraniano debba essere democraticamente eletto, Trump ha risposto: «No, dico che deve esserci un leader che sia equo e giusto, che faccia un buon lavoro, che tratti bene gli Stati Uniti e Israele».

Il segretario di Stato Marco Rubio ha comunicato con vari ministri degli Esteri dei Paesi arabi, dichiarando che la guerra in Iran durerà diverse settimane. Ha specificato che gli obiettivi principali delle operazioni militari sono i lanciatori di missili, i depositi di armi e le industrie, non necessariamente il cambio di regime. Inoltre, ha sottolineato l’assenza di dialogo con il regime attuale, considerando che questo comprometterebbe gli obiettivi militari.

Trump ha paragonato la situazione interna al Venezuela con l’Iran, affermando che non è preoccupato per l’aumento dei prezzi del petrolio, che ha superato i 90 dollari al barile per la prima volta in due anni, aggiungendo: «Scenderanno rapidamente quando tutto sarà finito». Ieri, il presidente ha incontrato i produttori di armi americani e ha annunciato un’incremento della produzione di quattro volte, nonostante non ci sia carenza attuale.

In un contesto di crescente tensione globale, Trump ha espresso fiducia che Cuba «cadrà piuttosto presto». Le avvisaglie di un cambiamento di leadership potrebbero dunque delinearsi anche in questo paese. La portavoce Leavitt ha minimizzato le critiche all’interno della base Maga, affermando che la guerra in Iran rappresenta un obiettivo fondamentale per la sicurezza nazionale statunitense. Attualmente, il sostegno dell’opinione pubblica per questo conflitto si attesta su percentuali variabili, segnando un cambio netto rispetto alle tradizionali politiche estere americane.

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