Guerra in Iran: Italia e alleati puntano a una rapida soluzione diplomatica

07.03.2026 08:55
Guerra in Iran: Italia e alleati puntano a una rapida soluzione diplomatica

L’Italia non parteciperà al conflitto e manterrà la sua posizione diplomatica

“L’Italia non è in guerra e non entrerà in guerra”. Questa è la ferma posizione di Giorgia Meloni, a fronte di un conflitto di cui gli alleati europei non sono stati avvisati dagli Stati Uniti. L’Italia condivide la stessa linea del cancelliere tedesco Merz, sottolineando l’importanza di un lavoro diplomatico per una rapida soluzione della crisi e assistenza ai Paesi colpiti, riporta Attuale.

Analogamente, la Francia e altri Paesi, partecipano alla protezione di Cipro, membro della Nato e dell’Unione Europea. In Spagna, il primo ministro Sanchez, contrario alla guerra, ha comunque concesso agli Stati Uniti l’utilizzo delle basi in conformità con gli accordi del 1954, successivamente rinnovati.

Coloro che ritengono insufficienti le due visite settimanali dei ministri degli Esteri e della Difesa in vista dell’incontro dell’11 marzo con il presidente del Consiglio, devono ricordare che nel marzo del 1999 il premier Massimo D’Alema autorizzò il bombardamento delle postazioni antiaeree della Serbia senza informare il Parlamento né i suoi alleati di governo.

Armando Cossutta, leader dei Comunisti italiani, apprese la notizia dalla trasmissione Porta a porta, e si limitò a rimanere sconvolto. Quando chiesi a D’Alema il motivo del suo comportamento, rispose: “Non posso essere sottoposto a un controllo quotidiano. Se non piaccio, mi mandino via…”. D’Alema si trovò a dover pagare un prezzo agli americani come primo presidente del Consiglio “comunista” di un Paese occidentale, obbedendo alla NATO, e prese probabilmente una decisione necessaria in risposta al massacro dei kosovari perpetrato da Milosevic.

Ieri, Merz, Meloni, Starmer e Macron hanno concordato che nei prossimi giorni sarà cruciale intensificare l’attività diplomatica e il coordinamento militare. C’è una ragionevole speranza che la guerra possa concludersi prima del 31 marzo, in concomitanza con l’incontro tra Trump e Xi Jinping, per evitare ulteriori complicazioni.

Fino ad allora, l’Italia fornirà assistenza antiaerea anche ai Paesi del Golfo, che sono stati attaccati nel tentativo, non riuscito, di fermare l’operato americano; la loro gratitudine potrebbe rivelarsi utile una volta terminato il conflitto.

Meloni dovrà destreggiarsi tra la gestione del conflitto e il referendum. I sondaggi indicano che la maggior parte degli italiani è favorevole al Sì, ma i sostenitori del No sono più motivati a recarsi alle urne. Nonostante il consenso sulla riforma, i potenziali voti favorevoli potrebbero non superare i No, segnalando che la motivazione politica del No prevale sui meri contenuti del provvedimento. Sarà compito di Meloni e dei suoi alleati mobilitare un numero sufficiente di elettori per raggiungere una partecipazione significativa.

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