Teheran sotto attacco: 1.200 civili vittime dei bombardamenti, l’angoscia per il destino legato a Trump

07.03.2026 21:55
Teheran sotto attacco: 1.200 civili vittime dei bombardamenti, l'angoscia per il destino legato a Trump

Bombardamenti incessanti su Teheran: la testimonianza di un autore iraniano

DALLA NOSTRA CORRISPONDENTE
NEW YORK – Teheran è bersagliata da bombardamenti continui, colpendo strutture militari, stazioni di polizia e caserme, con esplosioni che rivelano i depositi di armamenti. In queste operazioni, anche i civili pagano un prezzo alto, con circa 1.200 vittime registrate. Un esempio è Mohammed Tolouei, scrittore iraniano e direttore della rivista letteraria Nadastan, che riferisce di aver parlato con un amico che ha perso familiari in un’esplosione. La connessione internet in Iran è instabile, complicando ulteriormente la comunicazione, riporta Attuale.

Quali sono le speranze e le paure della gente rispetto alle mosse di Trump?
Penso che affidarsi alle sue decisioni in questo momento sia partecipare alla sua pazzia. Siamo sotto le bombe e discutere del suo operato è un esercizio di pura fantasia. La mia frustrazione più grande è l’impotenza di fronte a decisioni che non possiamo influenzare.

Ma gli iraniani prendono sul serio le sue promesse?
Le persone temono di essere trattate come pedine in un accordo più ampio, sacrificando la nostra libertà per interessi immediati. La paura è sia della sua guerra che della sua pace, riflettendo il senso di vulnerabilità della popolazione.

Sono stati colpiti obiettivi civili?
Una scuola a Minab e due ospedali a Teheran sono state le vittime di bombardamenti, con giustificazioni discutibili da parte di Israele e Stati Uniti. Le nostre capacità di difesa non sono all’altezza, ma chi attacca ha precisione e deve assumersene la responsabilità.

Che cosa si dice sulla successione di Khamenei?
Le notizie sulla successione sono confuse, ma diverse voci suggeriscono che il figlio di Khamenei potrebbe diventare il nuovo leader. Siamo in un clima di incertezza, simile a quello del XX secolo, e ci sono due forze che, per quanto antagoniste, possiedono ancora la razionalità necessaria per capire l’un l’altra.

Possibile che i curdi prendano le armi contro il regime?
È difficile prevedere una ribellione curda. Sebbene abbiano il potenziale per opporsi, non vogliono essere usati come strumenti temporanei e le loro aspirazioni sono radicate nel desiderio di indipendenza. La situazione continuerà ad evolversi e non possiamo escludere sorprese.

Questa guerra ha cambiato per sempre il rapporto con i paesi del Golfo?
Certamente. L’Iran ha sempre guardato con superiorità questi paesi, ma la dinamica è cambiata e la Repubblica islamica ha oltrepassato i limiti della buona vicinanza. Qualunque futuro governo dovrà affrontare anni di ricostruzione nei rapporti diplomatici, sebbene la percezione di superiorità possa persistere finché non ci sarà un equilibrio sostanziale nella regione.

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