Operazione Fallita del Mossad in Libano: Vittime e Controversie Internazionali
Il recente tentativo delle forze speciali israeliane di recuperare i resti di Ron Arad, un pilota disperso dal 1986, si è concluso in un disastro, coinvolgendo bombardamenti che hanno causato vittime civili nel villaggio libanese di Nabi Chit, riporta Attuale.
Secondo un’indagine condotta dal quotidiano francese Libération, l’operazione si è svolta in un contesto di attacchi militari israeliani all’Iran e in Libano, con l’intento di localizzare il corpo di Arad. Tuttavia, non solo il corpo non è stato trovato, ma l’operazione ha anche provocato un elevato numero di danni e vittime, generando accuse di possibili crimini di guerra.
Durante la missione, il Mossad ha utilizzato veicoli della Croce Rossa e ha indossato uniformi dell’esercito libanese per infiltrarsi nel villaggio, secondo quanto confermato dallo Stato maggiore di Beirut. Questa tattica, se verificata, potrebbe configurare la violazione delle normative internazionali relative all’uso di insegne nemiche.
Il cuore dell’operazione si è svolto presso il cimitero di Chokr, dove i commando israeliani, proteggendosi con droni, hanno iniziato a scavare. L’operazione ha però subito una brusca interruzione quando Hamda al-Halbawi, una residente del villaggio, li ha avvistati e ha dato l’allerta, venendo uccisa insieme a suo marito e ai suoi due figli durante la ritirata seguita dai bombardamenti.
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha confermato che la missione aveva come obiettivo il recupero di Arad, ma ha ammesso che i risultati non sono stati quelli sperati. La reazione internazionale è stata immediata, con una crescente preoccupazione per le conseguenze umanitarie e i danni collaterali causati dall’operazione.
Le forze armate israeliane sono già state soggette a critiche per l’uso di munizioni potenzialmente vietate, e continuano a sorgere interrogativi sul rispetto dei diritti umani e del diritto internazionale nei conflitti della regione.