Putin di nuovo al centro del dibattito: Trump offre opportunità per la mediazione in Iran

10.03.2026 16:55
Putin di nuovo al centro del dibattito: Trump offre opportunità per la mediazione in Iran

Putin cerca un ruolo di mediazione nel conflitto in Iran

La telefonata tra Donald Trump e Vladimir Putin ha riportato il leader russo in una posizione di rilievo nella crisi iraniana. In seguito al blocco dello Stretto di Hormuz, Putin ha guadagnato un notevole incremento dei prezzi di petrolio e gas, e ora cerca di sfruttare a proprio favore questa situazione, riporta Attuale.

Il giorno seguente alla conversazione, il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, ha dichiarato che il presidente russo ha presentato diverse proposte di mediazione sul conflitto in Iran, confermando che queste «sono ancora sul tavolo». Trump ha confermato, dopo il colloquio, che «Putin vuole dare una mano» a ridurre le tensioni, aggiungendo però che «il suo contributo sarebbe ancora più utile se facesse finire la guerra in Ucraina».

Questo scambio evidenzia il tentativo di Putin di posizionarsi come interlocutore necessario nel Medio Oriente, nonostante le sconfitte subite da alleati cruciali in Siria e ora in Iran. Prima della chiamata con Trump, infatti, Putin aveva avvertito i leader delle compagnie energetiche russe riguardo ai rischi di destabilizzazione nella regione, affermando che «entro il prossimo mese, il flusso di petrolio dallo Stretto di Hormuz potrebbe cessare del tutto».

Contemporaneamente, Putin ha minacciato di interrompere completamente le forniture di gas all’Europa, ma poi ha espresso disponibilità a ripristinare una cooperazione «sostenibile e stabile» con i governi europei, a patto che siano disposti a lavorare senza interferenze politiche. Ha anche dichiarato che continuerà a rifornire i paesi considerati affidabili, come Ungheria e Slovacchia, nonostante la riduzione del gas russo fornito all’Europa sia scesa dal 40% pre-invasione all’attuale 13% nel 2025.

In questo scenario, gli Stati Uniti hanno riaperto il dibattito sulle sanzioni petrolifere contro la Russia, suggerendo un «vasto alleggerimento delle sanzioni», allo scopo di poter aumentare l’offerta di petrolio per contrastare l’aumento dei prezzi dovuto alle tensioni nel Golfo Persico. A confermare tali indicazioni sono stati il segretario al tesoro Scott Bessent e lo stesso Trump.

Il recente attacco americano su Teheran ha portato a un’impennata del prezzo del petrolio che ha superato i 100 dollari al barile, un surplus che giova enormemente al ministero delle Finanze russo, il quale aveva fissato un prezzo di 59 dollari per il bilancio previsto del 2026, prediligendo riduzioni della spesa civile e aumenti delle tasse per finanziare la guerra in Ucraina.

Tuttavia, esperti come Vladimir Milov, ex viceministro dell’Energia, avvertono che per un reale impatto sull’economia russa, i prezzi dovrebbero mantenersi a questo livello per circa un anno. Sebbene Putin intenda capitalizzare su questo vantaggio temporaneo, la sua posizione appare fragile, soprattutto in un contesto di crescente pressione internazionale.

Il tentativo di Putin di assumere il ruolo di mediatore in Medio Oriente è evidenziato dalla sua volontà di mantenere relazioni solide con Teheran e approfittare degli introiti petroliferi emergenti per intensificare gli sforzi bellici contro Kiev. Tuttavia, la situazione sul campo in Ucraina non riflette il messaggio ottimista propugnato dalla propaganda russa. La stabilità del regime di Putin dipende da una serie di fattori complessi e interconnessi; un confronto diretto con gli Stati Uniti potrebbe rivelarsi letale per la sua leadership, come suggerisce la possibilità di una prematura dichiarazione di conclusione delle operazioni da parte di Trump.

1 Comment

  1. Incredibile come Putin riesca sempre a trovare un modo per mettersi al centro della scena… ma alla fine, chi lo ascolta davvero? La sua posizione in Medio Oriente mi sembra fragile, tutto è legato a ciò che succede in Ucraina. E se la Russia perde lì, che ruolo avrà mai?

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