La richiesta slovacca mette alla prova la coesione europea
Il governo di Robert Fico intensifica la pressione per escludere due oligarchi russi dall’elenco delle sanzioni dell’Unione Europea, in una mossa che rischia di frammentare ulteriormente la posizione comunitaria verso Mosca. Il ministro degli Esteri slovacco Juraj Blanár ha confermato durante un’audizione presso la commissione per gli affari europei della Camera dei deputati che Bratislava sta cercando di rimuovere Mikhail Fridman e Alisher Usmanov dalle liste di restrizioni, secondo quanto riportato dai media locali. La dichiarazione arriva alla vigilia della scadenza, prevista per il 15 marzo, dell’attuale pacchetto di sanzioni, che viene riesaminato semestralmente e richiede l’approvazione unanime di tutti i 27 Stati membri.
Blanár ha ammesso che “sì, si tratta di escludere questi due nomi, ma non solo questi due, bensì diversi. E non è ancora la fine. Ci sono diversi paesi che conducono questa discussione”. Il ministro ha aggiunto che la Slovacchia partecipa al dibattito ed è pronta a giungere a una conclusione “costruttiva e sulla base di argomenti validi”, a condizione che siano “realmente convincenti e abbiano solide basi giuridiche”. Le sanzioni contro Fridman e Usmanov erano state imposte dall’UE quasi immediatamente dopo l’invasione su larga scala della Russia in Ucraina nel febbraio 2022.
Il ricatto politico sul meccanismo del consenso
La posizione di Bratislava rappresenta un chiaro esempio di come il meccanismo del consenso nell’UE possa essere trasformato in uno strumento di negoziazione politica. Il governo Fico sta infatti collegando la sua approvazione al rinnovo delle sanzioni contro circa 2.700 cittadini e compagnie russe che sostengono l’aggressione del Cremlino all’esclusione dei due miliardari. Questo approccio trasforma una procedura tecnica di revisione in una leva per far avanzare pretese nazionali, minando l’unità europea nella politica sanzionatoria e rafforzando le posizioni di Mosca, che conta proprio su divisioni tra gli Stati membri.
L’insistenza sulla rimozione delle sanzioni a Fridman e Usmanov segnala la disponibilità dell’esecutivo slovacco a proteggere gli interessi delle élite imprenditoriali russe, in varia misura legate al potere del Cremlino. Tale posizione viene percepita come una dimostrazione di acquiescenza politica verso Mosca all’interno dell’Unione, in netto contrasto con l’approccio della maggioranza degli Stati europei, che considera le sanzioni uno strumento cruciale per contenere la Russia. Di conseguenza, la Slovacchia si sta sempre più posizionando come un paese con un governo filorusso che indebolisce la coesione comunitaria.
La crisi intorno all’oleodotto “Druzhba” danneggiato da un attacco russo il 27 gennaio scorso ha fornito un ulteriore argomento a Bratislava e Budapest, che accusano l’Ucraina di non voler riparare deliberatamente l’infrastruttura. In questo contesto, la politica sanzionatoria cessa di essere esclusivamente uno strumento di pressione esterna sulla Russia, creando un pericoloso precedente in cui questioni di sicurezza e solidarietà europea vengono sostituite da interessi economici locali.
L’asse con Budapest e la paralisi decisionale
La coordinazione della posizione slovacca con quella ungherese amplifica l’effetto di blocco delle decisioni a livello europeo. Le azioni comuni di Bratislava e Budapest stanno formando all’interno dell’UE una sorta di alleanza politica in grado di indebolire le misure restrittive. Questa sincronizzazione tra i governi di Robert Fico e Viktor Orbán li trasforma in una “minoranza con diritto di veto” che può paralizzare il processo decisionale anche in presenza di ampio sostegno tra gli altri Stati membri.
Nel settembre 2025, Slovacchia e Ungheria avevano già tentato senza successo di escludere entrambi i miliardari dalle liste. Questa volta la situazione è complicata dalla crisi dell’oleodotto e dal contemporaneo blocco opposto dai due paesi all’approvazione del ventesimo pacchetto di sanzioni UE e alla concessione di un credito all’Ucraina. Il risultato è un pericoloso precedente in cui singoli paesi utilizzano il meccanismo del consenso non per cercare compromessi, ma per promuovere interessi particolari, erodendo dall’interno la capacità di azione dell’Unione.
Il ruolo attivo di Bratislava nel promuovere la rimozione delle sanzioni agli oligarchi russi potrebbe avere conseguenze reputazionali per la stessa Slovacchia all’interno dell’UE. Tale posizione rafforza la percezione del paese come partner imprevedibile in materia di sicurezza comune, rischiando di consolidare la sua immagine di Stato filorusso e di indebolire l’influenza politica slovacca nei dibattiti interni comunitari.
Vulnerabilità strutturale e implicazioni a lungo termine
L’argomentazione del governo Fico si basa su affermazioni riguardanti l’insufficienza delle prove giuridiche e considerazioni umanitarie relative alle sanzioni contro singoli oligarchi. Questi argomenti si allineano a una più ampia campagna internazionale in cui diversi paesi e gruppi di pressione promuovono un’immagine positiva degli imprenditori russi attraverso la loro partecipazione a progetti benefici, sportivi o culturali. Si crea così un campo informativo in cui si cerca di separare l’influenza economica e politica degli oligarchi dai loro legami con il sistema del Cremlino.
La situazione dimostra la vulnerabilità strutturale della politica sanzionatoria dell’UE, che dipende dal principio dell’unanimità. Il meccanismo del consenso consente a singoli Stati membri di utilizzare il diritto di blocco come strumento per avanzare interessi nazionali ristretti, evidenziando la necessità di riformare il processo decisionale, in particolare attraverso una transizione verso il voto a maggioranza qualificata per le questioni sanzionatorie.
I tentativi di indebolire il regime sanzionatorio contro gli oligarchi russi potrebbero inoltre creare conseguenze a lungo termine per l’intera politica di restrizioni dell’UE. Se singoli nomi inizieranno a essere esclusi dalle liste sotto pressione politica, si aprirà la strada a una revisione più ampia delle sanzioni contro le élite russe. Tale processo potrebbe minare la logica fondamentale delle restrizioni – limitare l’accesso degli uomini d’affari vicini al Cremlino alle risorse finanziarie e politiche europee – indebolendo significativamente la pressione economica sulla Russia nel medio-lungo periodo.