Attacchi statunitensi a Kharg e a Baghdad; rinforzi israele in Libano e tensioni con Hezbollah

15.03.2026 00:35
Attacchi statunitensi a Kharg e a Baghdad; rinforzi israele in Libano e tensioni con Hezbollah

Attacco a Kharg: gli Stati Uniti bombardano il principale terminal petrolifero iraniano

Nelle prime ore di sabato, gli Stati Uniti hanno bombardato l’isola iraniana di Kharg, nel golfo Persico settentrionale. Questo terminal è cruciale per il commercio petrolifero iraniano, da cui proviene il 90% del petrolio esportato dal paese. La sua importanza aveva finora salvaguardato l’isola da attacchi, poiché danneggiare o distruggere le infrastrutture petrolifere potrebbe influenzare il mercato globale dell’energia e scatenare pesanti ritorsioni iraniane sulle infrastrutture petrolifere dei paesi del Golfo, riporta Attuale.

L’esercito statunitense ha per ora colpito solo le basi militari iraniane sull’isola, mentre il regime di Teheran sostiene che le importazioni ed esportazioni continuano senza interruzione, promettendo tuttavia ritorsioni. Questo attacco segna un’escalation significativa nei toni della guerra e delle interazioni tra Stati Uniti e Iran.

Durante la notte tra venerdì e sabato, l’ambasciata statunitense a Baghdad, in Iraq, è stata di nuovo bombardata. L’attacco è stato rivendicato da Kataib Hezbollah, una milizia sciita irachena alleata dell’Iran. Questo rappresenta il terzo attacco in Iraq a obiettivi occidentali in tre giorni, seguendo gli attacchi a una base italiana e a una base curdo-francese nel Kurdistan iracheno. Gli Stati Uniti hanno invitato i propri cittadini a lasciare il paese in seguito a questi sviluppi.

Nel corso della giornata, sono emerse conferme che Israele starebbe pianificando una nuova invasione via terra nel sud del Libano per ottenere il completo controllo dell’area a sud del fiume Leonte, limitrofa al proprio confine settentrionale. Nonostante la presenza di avamposti militari israeliani nell’area, una invasione sarebbe un passo significativo, mirato dichiaratamente a eradicare Hezbollah, la milizia sciita che sporadicamente lancia attacchi contro Israele.

Con l’aumento delle operazioni militari israeliane, il governo libanese ha preso una posizione netta contro Hezbollah, esprimendo preoccupazioni sulla situazione attuale nel paese. Anche il governo francese, storicamente legato al Libano, ha offerto i suoi sforzi di mediazione nel conflitto tra Israele e Libano.

Significativo è l’appello di Hamas all’Iran affinché fermi gli attacchi nel Golfo. Questo rappresenta una rarità, poiché Hamas, parte dell’“asse della resistenza” insieme a Hezbollah, è di solito un sostenitore delle azioni iraniane. Tuttavia, il gruppo palestinese riceve supporto anche da alcuni paesi colpiti dagli attacchi iraniani, come il Qatar. Nonostante ciò, il regime iraniano non ha ancora risposto a queste richieste.

Gli attacchi iraniani sui paesi del Golfo e su Israele sono proseguiti, pur diminuendo gradualmente dall’inizio della guerra. Un significativo incendio ha colpito un porto importante negli Emirati Arabi Uniti, mentre tre missili iraniani sono riusciti a superare le difese antiaeree israeliane, colpendo la città di Eilat nel sud.

Da parte sua, Teheran continua a subire bombardamenti, con oltre 1.400 vittime registrate dall’inizio del conflitto. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha discusso dell’invio di navi militari da parte di “molti paesi” per scortare le navi commerciali attraverso lo stretto di Hormuz, ma al momento non ci sono conferme riguardo ai paesi coinvolti. Trump ha inoltre dichiarato che gli Stati Uniti hanno “vinto la guerra”, un’affermazione contestabile dato il contesto attuale.

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