Aumento dei prezzi dei biglietti aerei in seguito alla crisi e alla riduzione dei collegamenti

15.03.2026 06:35
Aumento dei prezzi dei biglietti aerei in seguito alla crisi e alla riduzione dei collegamenti

Crisi aerea: la guerra in corso colpisce significativamente il settore

Dalla chiusura di hub strategici all’impennata del prezzo del carburante: le compagnie aeree e i passeggeri stanno già pagando il conto della crisi. Gli effetti, spiega Andrea Giuricin, economista dei trasporti dell’Università Milano-Bicocca, potrebbero essere catastrofici se la guerra si prolungasse, riporta Attuale.

La guerra ha un costo elevato per il settore aereo. “Ci sono almeno due livelli da considerare. Il primo riguarda direttamente le grandi compagnie del Golfo, in particolare Emirates, Etihad e Qatar Airways, che stanno subendo perdite immediate perché una parte rilevante del traffico è stata bloccata o fortemente ridotta. Basti pensare che l’area di Abu Dhabi movimenta circa 180 milioni di passeggeri l’anno, cioè circa mezzo milione al giorno. A questo si aggiunge l’impennata del carburante che, da solo, rappresenta il 40% dei costi complessivi di una compagnia. In una sola settimana il suo prezzo è raddoppiato”, afferma Giuricin.

Ma su chi ricadrà il costo? “Se la crisi si chiudesse in tempi molto rapidi, l’impatto potrebbe restare relativamente limitato. Ma se la situazione dovesse protrarsi per mesi, allora i prezzi dei biglietti aumenterebbero in modo significativo”, spiega l’economista.

Le rotte aeree vengono pesantemente influenzate. “Soprattutto quelle tra Europa e Asia, un mercato servito in larga parte dalle compagnie del Golfo, i cosiddetti megaconnettor. Ora quell’offerta è venuta meno quasi del tutto o è drasticamente ridotta, e questo crea uno squilibrio fortissimo”, aggiunge.

Questo scenario presenta sfide significative per i viaggiatori. “Significa che molti passeggeri che dovevano andare non solo a Dubai, Doha o Abu Dhabi, ma anche in Asia — penso a Bangkok, Maldive, Sud-Est asiatico — si trovano senza alternative sufficienti. E quando riescono a trovare un volo, i prezzi sono altissimi. Manca la rete che passava per i grandi hub del Golfo”, osserva Giuricin.

Inoltre, il nodo dello spazio aereo incide notevolmente. “Nei primi giorni della crisi una vasta porzione di spazio aereo, tra Iran, Iraq, Israele e parte dell’area del Golfo, era di fatto inutilizzabile. Questo obbliga i voli verso l’Asia a passare attraverso corridoi molto stretti. Di fatto ne resta uno molto limitato, che passa sopra la Turchia, poi Georgia, Azerbaijan e Kazakhstan. In alcuni punti è largo appena 150 chilometri. È una situazione che comprime ulteriormente l’offerta e riduce l’efficienza operativa”, spiega l’esperto.

Ci sono ulteriori conseguenze economiche. “Meno spazio aereo disponibile significa rotte più lunghe, tempi di volo maggiori e più consumo di carburante. Già dopo l’inizio della guerra in Ucraina, per esempio, una compagnia europea che deve andare a Tokyo non può più sorvolare la Russia e allunga il volo di circa due ore e mezza”, conclude Giuricin.

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