Zelensky affronta tre fronti critici: Ungheria, Washington e il blocco degli aiuti Ue

18.03.2026 20:25
Zelensky affronta tre fronti critici: Ungheria, Washington e il blocco degli aiuti Ue

Pressioni su Zelensky mentre l’Unione Europea attraversa una crisi di leadership

DALLA NOSTRA INVIATA
DNIPRO – La relazione tra Volodymyr Zelensky e l’Unione Europea entra in una fase critica alla vigilia del Consiglio europeo, con un blocco di 90 miliardi di euro di aiuti a Kiev, imposti dal veto dell’Ungheria. Le tensioni aumentano, con il presidente ucraino circondato da pressioni su tre fronti: Bruxelles, Budapest e Washington, riporta Attuale.

Al centro del conflitto con Viktor Orbán c’è il controverso capitolo relativo al oleodotto Druzhba, il cui fermo è stato attribuito da Kiev ai danni causati da un attacco russo. Orbán accusa Zelensky di fermare i flussi per ragioni politiche, impedendo l’accesso al petrolio russo a prezzo ridotto, condizione che sostiene possa giustificare la concessione degli aiuti a Kiev. Zelensky ha replicato che le riparazioni non possono avvenire sotto attacco e che la dannazione del 27 gennaio richiede lavori complessi per ripristinare i flussi. Tuttavia, ha recentemente ammesso di essere «costretto» a riattivare l’oleodotto per fronteggiare le pressioni europee, pur esplicitando il suo dissenso: «In che modo questo è diverso dalla revoca delle sanzioni ai russi?», evidenziando il compromesso richiesto da Bruxelles come incoerente con la sua politica di sanzioni. Ha denunciato un vero e proprio «ricatto», affermando che l’Ucraina deve accettare condizioni pesanti in cambio del finanziamento vitale di 90 miliardi.

In parallelo, la situazione militare si complica ulteriormente. C’è un rischio crescente che Kiev possa esaurire i missili intercettori Patriot/PAC‑3 nei prossimi mesi. Già nel 2024, esperti hanno segnalato che l’Ucraina stava esaurendo i missili a un ritmo insostenibile, costringendo Zelensky a richiedere con urgenza «almeno sette sistemi Patriot aggiuntivi» dai suoi alleati. La pressione su Kyiv è aumentata con l’intensificarsi degli attacchi russi. La Casa Bianca, intanto, ha destato preoccupazioni aggiuntive, con Donald Trump che ha dichiarato durante la crisi con l’Iran che gli Stati Uniti «non hanno bisogno degli intercettori ucraini per fermare l’Iran», un’affermazione vista da Kiev come chiara chiusura alla possibilità di accelerare le forniture di missili PAC‑3.

Il clima politico già teso tra Ucraina e Ungheria si complica ulteriormente da contrasti con la Casa Bianca. Donald Trump continua a mostrare riluttanza ad assumere posizioni più favorevoli al supporto ucraino nei negoziati di pace, cosa che preoccupa Zelensky, temendo che una guerra prolungata possa sottrarre armi fondamentali per la difesa dell’Ucraina. Le contestazioni sul fronte della fornitura di aiuti e di armamenti si intrecciano con le pressioni economiche e politiche interne all’Unione Europea.

Zelensky ha alzato il tono delle sue critiche non solo verso Orbán, ma anche, in modo più indiretto, verso gli Stati Uniti. Ha descritto lo stallo nei negoziati con Mosca e Washington come una «soap opera», evidenziando l’irritazione per l’inerzia occidentale. Le tensioni interne all’UE complicano ulteriormente la posizione ucraina, con richieste da parte di altri Paesi di un approccio diretto per il dialogo con Mosca, un fattore che potrebbe indebolire ulteriormente Kiev. Di conseguenza, Zelensky deve navigare un’Unione Europea frazionata e sotto pressione energetica, con l’Ungheria che utilizza il suo veto come strumento di aggressione politica.

In questo scenario inclemente, le possibili concessioni, come la riapertura dell’oleodotto Druzhba, non sembrano sufficienti. Ogni concessione potrebbe diventare un precedente indesiderato, sia per l’Ucraina che per l’Europa, che teme ulteriori divisioni e aumenti dei prezzi energetici. La questione dei missili Patriot e il continuo rifiuto di Trump alla loro fornitura si delineano come un potenziale punto di svolta critico. La vigilia del Consiglio europeo si configura così come un momento decisivo non solo per il futuro degli aiuti a Kiev, ma anche per l’intero equilibrio strategico del fronte occidentale.

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