Referendum 2026 sulla giustizia: separazione delle carriere e nuova Alta corte in discussione

21.03.2026 09:55
Referendum 2026 sulla giustizia: separazione delle carriere e nuova Alta corte in discussione

Roma, 21 marzo 2026 – Il referendum sulla giustizia rappresenta una prova cruciale per la politica e la magistratura italiana. La riforma, che modifica sette articoli della Costituzione, propone tre punti fondamenti su cui gli italiani si esprimeranno il 22 e 23 marzo con un referendum confermativo senza quorum: la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, lo sdoppiamento del Consiglio Superiore della Magistratura – uno per i giudici e uno per i PM – e l’istituzione di un’Alta Corte Disciplinare. Le modalità del voto riguardano la conferma o il rifiuto della legge approvata dal Parlamento lo scorso ottobre, che modifica gli articoli della Costituzione relativi all’ordinamento giudiziario, riporta Attuale.

Il quesito sottoposto ai cittadini è formulato come segue: Approvate il testo della legge di revisione degli artt. 87, decimo comma, 102, primo comma, 104, 105, 106, terzo comma, 107, primo comma, e 110 della Costituzione approvata dal Parlamento e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 30 ottobre 2025 con il titolo ‘Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare?’

Se il Sì prevale, si realizzerà la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, il Consiglio superiore della magistratura sarà sdoppiato e sarà istituita un’Alta Corte disciplinare autonoma. Il referendum non prevede alcun quorum: qualunque sia l’affluenza, il risultato sarà valido. In sostanza, chi non vota lascia la decisione agli altri.

La riforma della magistratura giunge dopo prolungati dibattiti sul ruolo delle correnti interne alla magistratura e sulla giustizia disciplinare. La questione della separazione delle carriere è stata sollevata fin dall’Assemblea Costituente del 1946 e continua a essere centrale nel dibattito pubblico. Tuttavia, questo tema è delicato e richiede un bilanciamento tra l’indipendenza dei magistrati, la responsabilità disciplinare e la specializzazione delle funzioni.

Separazione delle carriere

Attualmente, giudici e pubblici ministeri condividono concorsi, formazione e organi di autogoverno, con la possibilità di cambiare funzione una sola volta nei primi dieci anni di carriera. Con la riforma, questa scelta diventerà definitiva, aumentando la specializzazione ma riducendo la flessibilità.

Due Csm: i togati sorteggiati

Attualmente esiste un unico Consiglio superiore della magistratura, composto da 20 membri eletti tra i togati e 10 membri laici (professori e avvocati) eletti dal Parlamento. La riforma creerà due Csm distinti: uno per i giudici e uno per i PM, ciascuno composto da due terzi da membri togati sorteggiati e da un terzo da laici sorteggiati da una lista decisa a maggioranza dal Parlamento. Questa misura mira a spezzare le logiche di potere interne, ma il metodo di sorteggio solleva interrogativi sulla meritocrazia.

Alta corte disciplinare

L’operato dei magistrati, attualmente giudicato da sezioni interne al Csm, sarebbe controllato da un organo autonomo, l’Alta Corte disciplinare, composta da quindici membri. Sei di questi sarebbero estratti a sorte tra i giudici, mentre tre tra i pubblici ministeri. L’intento è di garantire maggiore imparzialità, sebbene alcuni temano che la mancanza di ricorso in Cassazione possa limitare le garanzie.

Il governo, proponente del Sì, afferma che la riforma garantirà maggiore efficienza. Al contrario, chi si oppone mette in evidenza i rischi per l’indipendenza della magistratura e l’inefficacia del provvedimento. Tra le critiche principali vi sono:

  • Minaccia all’indipendenza: la separazione e il sorteggio potrebbero alterare il sistema di pesi e contrappesi.
  • Mancato impatto reale: meno dell’1% dei magistrati cambia attualmente funzione; la riforma eliminerebbe la flessibilità senza garantire una riduzione dei tempi giudiziari.
  • Merito e sorteggio: il sorteggio degli membri dell’Alta Corte disciplinare potrebbe non garantire una selezione basata sull’esperienza.
  • Aumento dei costi: la gestione di due Csm separati comporterebbe costi aggiuntivi.

La riforma divide il fronte politico, con la maggioranza di centrodestra a supportare il Sì. Partiti come Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e Noi Moderati mostrano un consenso oltre il 95% tra i loro elettori. Al contrario, i partiti del campo largo, come Movimento 5 Stelle, Partito Democratico e Alleanza Verdi-Sinistra, si oppongono con alcuni dissidenti interni al PD che supportano il Sì.

Le votazioni si svolgeranno domenica 22 marzo dalle 7 alle 23 e lunedì 23 marzo dalle 7 alle 15. È fondamentale presentarsi con un documento d’identità e la tessera elettorale, potendo richiedere un attestato sostitutivo in caso di smarrimento. La mancanza di una sperimentazione per il voto a distanza complica ulteriormente la partecipazione di cittadini fuorisede.

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