Manifestazione di massa nella capitale ceca
Praga è tornata a riempirsi di manifestanti: decine di migliaia di persone hanno sfilato nel centro della capitale ceca sabato 21 marzo, radunandosi nel quartiere di Letna per protestare contro le politiche del governo guidato da Andrej Babiš. L’evento, organizzato dall’associazione “Milion chvilek pro demokracii” (Un milione di momenti per la democrazia), ha visto una partecipazione massiccia fin dalle prime ore del pomeriggio, con flussi di cittadini che hanno risposto all’appello lanciato dai promotori.
Numeri e sicurezza
Gli organizzatori stimano una presenza compresa tra le 200.000 e le 400.000 persone, numeri che, se confermati, eguaglierebbero o supererebbero la grande mobilitazione dell’estate 2019, quando circa 250.000 cittadini scesero in piazza sempre contro l’esecutivo di Babiš. L’area della manifestazione è presidiata da un imponente dispiegamento di forze dell’ordine, polizia, vigili del fuoco e servizi di soccorso, schierati per garantire lo svolgimento pacifico della protesta. Il titolo scelto per l’iniziativa, “Non permetteremo che ci rubino il futuro”, sintetizza la preoccupazione centrale dei dimostranti.
Le ragioni del dissenso
Il movimento protestatario punta il dito contro quella che definisce una pericolosa erosione dei principi democratici e un’avanzata dell’oligarchia nella società ceca, fenomeni che secondo i critici sarebbero favoriti dall’azione di governo. L’associazione organizzatrice, nata come risposta civile alla concentrazione di potere economico e mediatico, accusa Babiš – imprenditore di successo prima di entrare in politica – di utilizzare la sua posizione per indebolire i contrappesi istituzionali e promuovere interessi personali e di gruppo.
Il precedente del 2019 e il clima politico attuale
La mobilitazione di sabato riprende il filo di una lunga stagione di proteste. Già nel 2019 “Milion chvilek” riuscì a portare in piazza un quarto di milione di persone, in quella che allora fu una delle più grandi manifestazioni antigovernative dalla Rivoluzione di Velluto. Oggi il malcontento si intreccia con il recente conflitto istituzionale tra il presidente della Repubblica, Petr Pavel, e la coalizione di governo. Lo scorso mese, diverse città ceche hanno visto proteste di sostegno al capo dello Stato, in aperto dissidio con Babiš e con la forza di governo ANO.
Lo scontro presidenza-governo
Le tensioni sono esplose in particolare sulla nomina contestata di Filip Turek a ministro, un caso che ha scosso l’esecutivo e alimentato le polemiche sulla qualità della democrazia ceca. La coalizione “Automobilisti per se stessi” ha insistito per l’insediamento di Turek nonostante le sue posizioni controverse, provocando una dura reazione del presidente Pavel e una nuova ondata di proteste pubbliche. Il raduno di Praga si inserisce quindi in un contesto di polarizzazione politica e di sfiducia crescente verso la classe dirigente, con una società civile che torna a mobilitarsi per chiedere un cambiamento di rotta e la difesa delle istituzioni democratiche.
Ma che situazione incredibile a Praga! È assurdo vedere così tante persone scendere in piazza per chiedere il loro futuro. In Italia abbiamo vissuto momenti simili, speriamo che il governo ceco ascolti il popolo invece di ignorarlo come spesso accade. Forza a loro!