Roma, 23 marzo 2026 – Quattordici milioni e mezzo di No (il 53,7%), contro i dodici e mezzo di Sì (il 46,3%), hanno bocciato la proposta di riforma costituzionale sulla separazione delle carriere tra pm e giudici sostenuta dal centrodestra, provocando un significativo scossone alla maggioranza di governo. La premier Giorgia Meloni e il suo vice Antonio Tajani hanno dovuto “prendere atto” del responso democratico, mentre i risultati del referendum potrebbero avere ripercussioni durature sulle future azioni governative, inclusa la legge elettorale. La sinistra del centrosinistra, sostenitrice del No, vede questo esito come base per una “maggioranza alternativa”, come ha dichiarato la segretaria dem Elly Schlein, riporta Attuale.
Affluenza record
“La sovranità appartiene al popolo”, ha dichiarato la premier, sottolineando l’affluenza straordinaria del 58,9%, pari a quasi 28 milioni di votanti. Questo dato inaspettato ha rovesciato le previsioni, alimentando l’idea di un vincitore netto. Il No, che nell’ultimo periodo ha visto una crescita costante dai sondaggi, ha evidenziato un rimaneggiamento nel consenso, con il sostegno al Sì in calo dal 60% al 46,7% rispetto ai risultati referendari.
La vastità dei risultati rende difficile sovrapporre il voto referendario alle coalizioni politiche. Infatti, il centrodestra, che nel 2022 aveva ottenuto gli stessi 12,5 milioni di voti per il Sì, ha visto una parte dei suoi elettori opporsi alla riforma. Questo è dimostrato dalla diversa articolazione regionale dei risultati, che non corrispondono necessariamente a quelli delle elezioni amministrative.
Un’analisi dell’affluenza rivela che il No ha attratto anche gli astenuti, con le regioni cosiddette “rosse” come Emilia-Romagna e Toscana che hanno guidato la partecipazione, entrambe con livelli superiori al 66%. Il centro-nord ha mostrato un’affluenza oltre il 60%, mentre il centro-sud ha registrato una partecipazione che ha superato il 50%, ad eccezione di Calabria e Sicilia.
Il Sud
Le regioni del centro-nord hanno avuto un ruolo decisivo nel determinare il risultato del referendum, con affluenze significative. Lombardia (eccetto Milano), Veneto e Friuli sono state le uniche regioni a favore del Sì. In particolare, Emilia-Romagna e Toscana hanno mostrato numeri decisivi per il No. Anche nelle regioni meridionali, come Campania, Sicilia e Calabria, il No ha prevalso, nonostante una partecipazione più bassa.
Il voto a favore della riforma risulta infatti compromesso dall’assenza di sostegno nelle regioni meridionali, governate da Forza Italia, mentre nei territori centrali amministrati da Fratelli d’Italia si è assistito a un risultato leggermente migliore, ma sempre a favore del No. Inoltre, l’impegno elettorale del centrodestra è risultato insufficiente, eccezion fatta per i tentativi di mobilitazione da parte del ministro della Giustizia Nordio e della premier Meloni.
Il No dei giovani
Il successo del No è stato fortemente sostenuto dal voto dei giovani, che rappresentano comunque una frazione minoritaria della popolazione. Secondo le rilevazioni, il No ha superato il 60% nella fascia d’età fino ai 34 anni, con il 54% fra i 35 e i 54 anni, e una percentuale appena sotto il 50% tra gli over 55. Questo dato ha suscitato commenti trionfanti da parte dei leader della sinistra, guidati da Schlein. Anche l’ex premier Giuseppe Conte ha colto l’opportunità del risultato positivo al sud per dichiarare la propria disponibilità a confrontarsi nelle primarie, alludendo a una possibile riorganizzazione della strategia politica, il tutto mentre si avvicina il finale di legislatura.