Le Abuelas de Plaza de Mayo continuano la loro lotta dopo cinquant’anni
Il 23 marzo 1976, il quotidiano La Razón annunciò la caduta dell’ultima democrazia in Argentina. L’esercito, guidato dal generale Jorge Rafael Videla, iniziò un’operazione coordinata per prendere il controllo del paese, all’epoca governato da María Estela Martínez Cartas. Nella notte, Isabelita fu arrestata durante il suo tentativo di fuggire. Il 24 marzo iniziò ufficialmente il golpe militare, portando l’instaurazione della giunta di Videla e di altri alti ufficiali. Si attuò così il «Processo di riorganizzazione nazionale», caratterizzato da rapimenti, torture e omicidi. Durante il periodo della dittatura (1976-1983), oltre 30 mila persone divennero desaparecidos, un dramma che coinvolse anche donne incinte e bambini.
Cinquanta anni dopo, l’Associazione delle Abuelas de Plaza de Mayo continua a lottare per la giustizia per i 140 nipoti scomparsi durante la dittatura, rivendicando «Memoria, verità e giustizia». Nel comitato direttivo attuale ci sono solo due abuelas: la presidente Estela Barnes de Carlotto, 95 anni, e la vicepresidente Buscarita Roa, 88 anni. Estela, che ha riabbracciato il nipote Guido nel 2014 dopo 36 anni, afferma: «Il governo è il nostro nemico numero uno, ci ostacola in ogni modo». La figlia di Estela, Laura, fu rapita nel 1977 e assassinata nel 1978, riporta Attuale.
Recentemente, l’esecutivo argentino sotto la guida del presidente Javier Milei ha ridotto i finanziamenti pubblici alle Abuelas. Milei ha negato il numero dei desaparecidos, affermando che non sono 30 mila, ma meno di 9 mila. Claudia Poblete, che è stata sequestrata nel 1978, ha evidenziato il declassamento del sottosegretariato dei Diritti umani, con il licenziamento di oltre il 40% del personale. Le politiche di riparazione e costruzione della memoria storica sono state sospese.
Estela Barnes de Carlotto ha espresso che finora sono stati ritrovati 140 nipoti. L’ultimo, il nieto 140, ha recuperato la sua vera identità nel luglio 2025. Nato nel 1977 in un centro clandestino, il suo caso evidenzia l’orrore del regime: i genitori, militanti, furono rapiti e la madre stava aspettando un bambino al momento del sequestro. In quell’epoca, molti minori persero completamente la loro identità a causa dell’assegnazione a famiglie compiacenti al regime.
Il gruppo delle Abuelas ha rinviato alla memoria di eventi tragici. Estela ha ricordato che, come insegnante e direttrice scolastica, ha viaggiato per ottenere supporto internazionale. Il loro slogan, «Nunca Más», rappresenta un impegno per il ricordo e la giustizia, assicurando che il dolore vissuto non venga mai dimenticato.
Adriana Metz, una nipote ritrovata, ha condiviso la sua storia, sottolineando che mentre molti bambini hanno vissuto allontanamenti da un genitore per varie motivazioni, i figli dei desaparecidos sono stati privati della famiglia dal terrorismo di Stato. La difficoltà di affrontare la propria identità è presente non solo per gli adulti, ma anche per i più giovani. «Abbiamo la responsabilità di continuare la ricerca e di garantire il diritto alla verità a chi ha dei dubbi sulle proprie origini», ha affermato.