Gino Paoli e Milano: un amore tra successi e sfide personali

24.03.2026 15:25
Gino Paoli e Milano: un amore tra successi e sfide personali

Milano, 24 marzo 2026 – “Sapessi com’è strano sentirsi innamorati a Milano”. La canzone più famosa di Memo Remigi è forse quella che meglio si addice a Gino Paoli e al suo rapporto, da genovese nato a Monfalcone con sangue della Venezia Giulia – quindi col mare nelle vene – con la metropoli lombarda. La sua storia con Milano inizia alla fine degli anni Cinquanta, quando a poco più di vent’anni viene convocato dalla casa discografica Ricordi. Gino non ha neanche trent’anni, ma la sua passione per la musica e i legami con la “scuola genovese”, formata da nomi come Fabrizio De Andrè, Bruno Lauzi e Luigi Tenco, superano rapidamente i confini liguri per raggiungere la nebbiosa capitale industriale, che in quegli anni sembra mancare di quel romanticismo capace di ispirare la canzone d’autore, riporta Attuale.

L’incontro con la Ricordi e Mogol

E invece Milano si rivelerà per Gino Paoli una madrina capace di regalargli un trampolino di lancio per il successo, la fama e l’amore. La città diventa un punto di riferimento e d’incontri fortunati che danno vita a una carriera che, almeno all’inizio, non sembra voler decollare. La casa musicale Ricordi, l’incontro con Mogol, e il sodalizio con Mina che raggiunge la sua apoteosi con la celeberrima “Un cielo in una stanza” – “Mina pianse dopo averla cantata”, ricordò Gino Paoli in un’intervista di Fabio Fazio a Che tempo che fa – rappresentano momenti chiave. Nel 1961, si innamora di Ornella Vanoni, una storia sentimentale che ispira alcune delle sue canzoni d’amore più famose, da “Senza fine” a “Anche se” e “Me in tutto il mondo”. Tuttavia, gli inizi della relazione, tra le strade del centro e dell’amatissima Brera, non sembrano i migliori. Come racconteranno entrambi in età matura ridendo, lei è convinta che lui sia gay, mentre lui pensa che Ornella sia lesbica.

“A Milano sto bene”

La città che fa da culla alla storia d’amore con Ornella occupa un posto speciale nel suo cuore, significando anche un legame artistico profondo. Un’attrazione che rievoca sentimenti simili a quelli provati da un altro genovese, Fabrizio De Andrè, portato nella terra lombarda da Dori Ghezzi. “Torno sempre volentieri a Milano – ammette in un’intervista –. Posso dire che mi piace, ci sto bene. Se sei costretto ad andarci in agosto, come è capitato a me, ti accorgi che è bellissima. Diventa quella che era una volta”. A Milano, Gino Paoli dedica una canzone: “A Milano non crescono i fiori”. Siamo nel 1964, in pieno Boom economico, con la capitale lombarda che diventa il motore e il cervello della nazione.

I prati di Milano

Il prezzo da pagare per questa crescita c’è: inquinamento, industrie ancora presenti e cementificazione segnano la città. Come Celentano con la sua via Gluck, Paoli diventa un cantore-osservatore amareggiato di questa realtà, e tale scenario lo ispira. “A Milano non crescono fiori, in quei prati che prati non sono, sono finti e non hanno profumo, sotto un cielo che cielo non è. Ma dove vanno gli innamorati per dirsi quello che voglio dire a te? Devi venire nel mio paese dove c’è il sole che brillerà per te. L’altra sera volevo baciarti non ho potuto farlo perché ci presero nome e cognome in un prato che prato non è”.

Lo schianto in via Palmanova

Se Milano gli porta fortuna per la carriera e l’amore, la metropoli riserva anche due colpi bassi. Entrambi avvengono, con beffarda ironia, alla guida. Nel 1962, Paoli è vittima di un incidente: mentre transita ad alta velocità in via Palmanova, a bordo di una Fiat 1300 presa a noleggio, un sorpasso azzardato causa uno scontro frontale che provoca la morte del suo amico Vittorio Faber, paroliere e arrangiatore. In seguito a questo sinistro, gli viene ritirata la patente di guida e due anni dopo, nel 1964, Paoli è condannato a 7 mesi di reclusione con il beneficio della condizionale dal Tribunale di Milano.

Il tentato suicidio

Secondo le indiscrezioni di alcuni amici, questa tragedia lo segna profondamente, preludendo al tentato suicidio avvenuto l’11 luglio 1963, quando si spara un colpo al petto. Riottenuta la patente, a tre anni di distanza dal primo incidente, si schianta contro un albero ad alta velocità con la sua Ferrari 275 Gts. Accanto a lui c’è il futuro discografico Alfredo Cerruti, che negli anni settanta avrà una relazione con Mina.

Archiviate queste parentesi dolorose, gli anni Settanta e Ottanta sono caratterizzati da successi, produzioni e partecipazioni al Festival di Sanremo (1989), culminando in un intenso rapporto con Ornella Vanoni. Nel 1985, insieme, intraprendono un tour trionfale dall’esito straordinario, documentato nel doppio album live “Insieme”, che riscuote un grande successo. Sullo sfondo c’è sempre lei, Milano, dove non cresceranno i fiori ma, di certo, gli amori.

I.A.

1 Comment

  1. Mah, Milano è una città meravigliosa, ma a volte sembra di vivere in una giungla di cemento! La storia di Gino Paoli è affascinante, tra amori e successi, ma quei prati senza fiori… triste realtà di una metropoli che ha perso un po’ di poesia. A volte mi chiedo dove siano finiti i veri giardini.

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