Referendum giustizia: analisi di YouTrend evidenzia 5 milioni di voti contrari non riconducibili al centrosinistra

24.03.2026 16:45
Referendum giustizia: analisi di YouTrend evidenzia 5 milioni di voti contrari non riconducibili al centrosinistra

In un contesto di crescente opposizione, quasi 5 milioni di voti contrari alla riforma della giustizia non provengono dagli elettori dei partiti del centrosinistra schierati per il No. Questi voti rappresentano un «segmento a sé», evidenzia Lorenzo Pregliasco, riferendosi al dossier post-voto di YouTrend, che descrive «elettori eterogenei». Tra chi ha votato No, si registrano sentimenti di rabbia e disinteresse, poiché per molti è «più facile dire no che votare un partito». Mentre il centrodestra ha mantenuto i consensi ottenuti alle elezioni europee, emerge un voto moderato che cerca di inviare un segnale all’attuale governo, senza riconoscersi automaticamente nel campo largo, riporta Attuale.

Il caso Veneto

Un indizio significativo è il risultato delle suppletive in Veneto. Nello stesso giorno del referendum, 30 mila voti per il No non sono andati anche ai candidati del centrosinistra, come confermato dal successo di altri due leghisti, Alberto Di Rubba con 87.269 voti e Giulio Centenaro con 98.991. Occorre quindi evitare di considerare automaticamente le percentuali del No come un successo del campo largo, un punto cruciale da tenere a mente.

Secondo Pregliasco, il voto di No riflette una motivazione di metodo e di principio, ponendo l’accento sulla necessità di non modificare la Costituzione. Circa il 30% degli intervistati ha dichiarato di attribuire un significato politico al proprio voto, soprattutto tra coloro che hanno scelto il No. Tuttavia, nonostante le critiche, il 54% degli intervistati ritiene che Meloni non avrebbe dovuto lasciare il governo in caso di sconfitta elettorale.

Il No del Sud

Analizzando il voto territoriale, la netta vittoria del No al Sud riflette chiaramente il «malcontento e sofferenza sociale economica». Il meridione rappresenta un bacino di possibili consensi per il centrosinistra e una seria preoccupazione per il centrodestra, poiché l’abbandono da parte dell’elettorato potrebbe compromettere i collegi del Sud nel 2027. Questo è un fattore da tenere in considerazione per chi si occupa della riforma della legge elettorale nella maggioranza. Le province mostrano che il Sì si concentra nel nord non urbano, nell’area padana dal Piemonte al Veneto e Friuli Venezia Giulia, ma non nei grandi centri urbani dove prevale il No.

Il referendum evidenzia la difficoltà delle forze politiche nel mantenere un fronte compatto. Tanto il centrodestra quanto i partiti centristi come Azione, Italia Viva e +Europa hanno faticato a far rispettare le indicazioni di voto, registrando defezioni nel proprio elettorato. All’interno di Forza Italia, una quota minoritaria del 16% ha voluto inviare un segnale di freno al metodo, evidenziando le divisioni interne alla compagine di centrodestra.

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