Il 31 marzo il testo sulla legge elettorale arriverà in commissione alla Camera, ma un accordo bipartisan sembra lontano. In concomitanza, il Partito Democratico (Pd) ha richiesto il rinvio a maggio della riforma sulla capitale, riporta Attuale.
Nel giorno dopo il referendum sulla giustizia, il dibattito si intensifica con il passo indietro di Bartolozzi e Delmastro e le tensioni tra palazzo Chigi e la ministra Daniela Santanchè. Il presidente della commissione Affari costituzionali, Nazario Pagano di Forza Italia, ha annunciato che l’esame del testo comincerà in aula, insieme ad altre otto proposte, sempre su materie elettorali, presentate anche dalle opposizioni.
Dopo la sconfitta referendaria, sorgono dubbi su quanto sia opportuno per la maggioranza cercare un dialogo su questo dossier, al fine di raggiungere un testo condiviso e evitare l’ipotesi della fiducia. A tal proposito, Forza Italia ha fatto sapere che l’apertura al dialogo è possibile solo se anche l’opposizione mostra disponibilità. “Aprire non vuol dire accettare in blocco quello che vogliono loro”, ha affermato un rappresentante del partito.
Di fronte all’annuncio di Pagano, il Campo largo ha subito criticato lo “Stabilicum”, ritenuto gravemente lesivo dei diritti degli elettori e pensato per avvantaggiare il centrodestra. La tensione post-referendum attraversa tutta la coalizione di centrodestra, e le posizioni della Lega sulla riforma non sembrano più così salde. “A loro la riforma va bene, ma vanno bene anche gli uninominali”, ha dichiarato un esponente di Forza Italia, sottolineando come il proporzionale con premio di maggioranza, così come disegnato, abolirebbe i collegi uninominali, ai quali la Lega deve gran parte dei suoi rappresentanti eletti nel 2022.
Tuttavia, da via della Scrofa giurano che la discusione sulla legge elettorale non è attuale e non ci sono riunioni in programma. Un rappresentante ha persino scherzato sulla mancanza di riflessione post-trauma, suggerendo che l’intesa bipartisan non è all’orizzonte. Allo stesso modo, la riforma di Roma Capitale, accettata da Partito Democratico e Fratelli d’Italia, sembra destinata a slittare.
Tensioni su Roma Capitale
Domani non si voterà in aula: Chiara Braga, capogruppo dem, ha infatti richiesto il rinvio a maggio. Considerando anche l’opposizione dei cinque stelle, “ci sarebbe una spaccatura a sinistra”. Dopo la bocciatura sulla giustizia, un accordo su un’altra riforma costituzionale appare prematuro. Tuttavia, secondo Fratelli d’Italia, una riforma “deve essere realizzata obbligatoriamente se non vogliamo tornare ai governi tecnici”.