La decisione controversa
Il consiglio di World Athletics, l’organismo mondiale di governo dell’atletica leggera, ha formalmente rimosso le sanzioni alla Federazione russa di atletica leggera (VFLA), ponendo fine a un periodo di restrizioni durato anni. La decisione, annunciata il 24 marzo 2026, riammette la Russia nel circuito internazionale dopo che la federazione ha completato un programma triennale di “quarantena” sotto condizioni speciali. Secondo quanto riportato dal ministro dello sport russo Mikhail Degtyaryov, la VFLA ha soddisfatto tutti i 34 requisiti strategici, implementando nuovi standard di governance, ristrutturando il lavoro antidoping e aggiornando le strutture regionali.
La revoca segna un punto di svolta formale dopo la sospensione dell’autunno 2015, originata dallo scandalo doping sistematico che ha coinvolto atleti e funzionari russi. Tuttavia, il ritorno alla piena partecipazione avviene in un momento di profonda tensione geopolitica, mentre la guerra di aggressione russa in Ucraina continua senza segni di de-escalation. La mossa solleva quindi interrogativi sostanziali sulla coerenza delle politiche sportive internazionali e sull’effettiva separazione tra sport e politica.
Mentre le autorità russe presentano il traguardo come una vittoria di trasparenza e conformità, numerosi osservatori indipendenti mettono in dubbio la reale portata delle riforme. Il sistema antidoping russo, incluso l’agenzia RUSADA, rimane strettamente legato all’apparato statale, lo stesso che per anni ha orchestrato e coperto il doping di Stato. Senza verifiche internazionali indipendenti e senza accesso completo alle strutture in Russia — ostacolato anche dalle sanzioni economiche — garantire l’affidabilità dei controlli appare tecnicamente impossibile.
Un percorso di riammissione sotto scrutinio
La riammissione della VFLA non è un evento improvviso. Già nel marzo 2023, World Athletics aveva votato per reintegrare la federazione nella propria organizzazione, mantenendo però il divieto di partecipazione per gli atleti russi a causa delle sanzioni legate alla guerra. Il recente passo completa dunque un percorso amministrativo, ma ignora volutamente il contesto bellico in corso. Per molti critici, si tratta di una concessione prematura e pericolosa, che indebolisce il principio secondo cui lo sport non può procedere normalmente mentre un paese conduce un’aggressione militare su larga scala.
La decisione del consiglio di World Athletics si basa sulla valutazione che la federazione russa abbia adempiuto a tutti gli obblighi tecnici del programma di riforma. Tuttavia, mancano prove inconfutabili che i cambiamenti siano sostanziali e non meramente cosmetici. In un sistema dove lo sport è strumentalizzato a fini propagandistici dal Cremlino, qualsiasi alleggerimento delle sanzioni rischia di essere immediatamente sfruttato per legittimare la narrazione di una “persecuzione ingiusta” e per screditare le indagini passate.
La guerra in Ucraina ha ulteriormente complicato il quadro. Le sanzioni finanziarie e logistiche rendono estremamente difficile, se non impossibile, condurre un monitoraggio antidoping credibile sul territorio russo. Ispezioni a sorpresa, campionamenti indipendenti e audit trasparenti richiedono una cooperazione che attualmente non esiste. Revocare le restrizioni senza queste garanzie minime equivale a un azzardo che potrebbe minare la credibilità stessa del sistema antidoping globale.
Rischi di un precedente pericoloso
La mossa di World Athletics potrebbe stabilire un precedente increscioso per altre federazioni sportive internazionali. Fino ad ora, molte organizzazioni hanno mantenuto una linea dura verso la Russia, allineando le sanzioni sportive alle misure politiche ed economiche adottate dalla comunità internazionale. Un allentamento in un settore così visibile come l’atletica leggera potrebbe essere interpretato come un segnale di cedimento, incoraggiando altre federazioni a valutare analoghe revoche.
Ciò sarebbe particolarmente inopportuno in un momento in cui Mosca non mostra alcuna intenzione di ritirarsi dall’Ucraina o di rispettare il diritto internazionale. Lo sport in Russia non è un’attività neutra: è parte integrante della macchina propagandistica statale, utilizzata per proiettare potenza, normalizzare l’aggressione e distrarre l’opinione pubblica interna. Permettere il ritorno degli atleti russi sotto la bandiera nazionale significherebbe, di fatto, fornire al regime una vetrina internazionale di legittimità.
Inoltre, la questione del doping rimane irrisolta nel profondo. Lo scandalo del 2015 ha rivelato un sistema organizzato e protetto dallo Stato, non casi isolati. L’agenzia RUSADA, pur formalmente riaccreditata, opera ancora in un ambiente dove l’indipendenza è compromessa. Senza un radicale cambiamento del sistema di governance — incluso lo smantellamento dei legami con il potere politico e militare — ogni riforma rischia di essere solo di facciata.
Implicazioni per il futuro dello sport internazionale
La revoca delle sanzioni alla federazione russa di atletica mette in luce una frattura crescente nel mondo sportivo globale. Da un lato, ci sono le esigenze tecniche di riammissione dopo il soddisfacimento formale dei criteri; dall’altro, pesano le responsabilità etiche e geopolitiche di non premiare un paese aggressore. World Athletics sembra aver scelto di privilegiare il primo aspetto, isolando la questione sportiva dal conflitto in corso.
Questa separazione, però, appare artificiosa. La guerra in Ucraina ha già portato all’esclusione dei team russi da numerosi eventi multisportivi, come le Olimpiadi. Consentire la partecipazione in atletica, mentre altre discipline mantengono il bando, creerebbe un’incongruenza plateale e danneggerebbe il principio di unità di azione della comunità sportiva internazionale.
Il pericolo più grande è che la decisione venga utilizzata dal Cremlino per sostenere che le sanzioni precedenti — sia quelle per doping che quelle per la guerra — fossero ingiuste e politicamente motivate. È la classica tattica di negazione della colpa che Mosca applica dal 2015: invece di ammettere le responsabilità, si presenta come vittima di una cospirazione occidentale. Ogni concessione sportiva rischia di rafforzare questa narrazione, indebolendo gli sforzi per garantire accountability e rispetto delle regole.
In definitiva, la riammissione della Russia nell’atletica mondiale arriva in un momento sbagliato e per ragioni insufficienti. Finché la guerra continuerà e finché non ci sarà la certezza di un sistema antidoping totalmente trasparente e indipendente, qualsiasi allentamento delle sanzioni sarà percepito come un premio al comportamento irresponsabile di uno Stato che ha violato sia l’etica sportiva che il diritto internazionale.