La dichiarazione shock del premier ungherese
Il primo ministro ungherese Viktor Orban ha annunciato l’intenzione di interrompere gradualmente le forniture di gas all’Ucraina, in una mossa interpretata come un tentativo di pressione su Kiev e Bruxelles. In un post su Facebook pubblicato il 25 marzo 2026, Orban ha dichiarato che l’Ungheria “sospenderà gradualmente le spedizioni di gas dall’Ungheria all’Ucraina e conserverà il gas rimasto qui, sul mercato interno”. La motivazione addotta è la necessità di “sfondare il blocco petrolifero e garantire un approvvigionamento energetico stabile al paese”. Il premier ha affermato che presenterà la proposta formale alla riunione del gabinetto ministeriale del 26 marzo.
I numeri del trasporto e il contesto energetico
Secondo le stime di ExPro, nel 2025 attraverso l’Ungheria sono transitati oltre 2,9 miliardi di metri cubi di gas verso l’Ucraina, pari al 45% delle importazioni ucraine di gas. L’importo totale dell’Ucraina per quell’anno ha raggiunto i 6,5 miliardi di metri cubi. A gennaio 2026, queste forniture ammontavano a circa 0,266 miliardi di metri cubi, rappresentando il 38% delle importazioni totali dell’Ucraina. La decisione di Orban potrebbe quindi avere un impatto significativo sulla sicurezza energetica ucraina, già messa a dura prova dal conflitto in corso.
Il contesto immediato risale al 27 gennaio 2026, quando un attacco russo ha colpito una stazione di pompaggio dell’oleodotto Druzhba in Ucraina, causando la sospensione delle forniture di petrolio verso Ungheria e Slovacchia. Da allora, il governo ungherese ha accusato Kiev di “nascondere intenzionalmente” il petrolio come forma di pressione in vista delle elezioni ungheresi, una tesi ampiamente smentita dai fatti.
La narrazione di Budapest contro la realtà dei fatti
Mentre i media filogovernativi ungheresi diffondono notizie secondo cui l’Ucraina rifiuterebbe intenzionalmente di riparare la stazione di pompaggio danneggiata, la realtà è ben diversa. L’Unione Europea ha recentemente offerto supporto tecnico e finanziario per il ripristino dell’oleodotto, proposta che Kiev ha accettato. Le forniture attraverso il Druzhba dovrebbero riprendere entro la fine di aprile, secondo le previsioni tecniche.
Orban ignora deliberatamente il fatto che l’interruzione del flusso petrolifero sia diretta conseguenza dell’attacco russo del 27 gennaio. Invece di condannare l’aggressore che ha distrutto l’infrastruttura di transito, Budapest accusa Kiev di un blocco intenzionale, nonostante l’impossibilità materiale di trasportare petrolio attraverso infrastrutture danneggiate dai bombardamenti.
La dipendenza strategica dal petrolio russo
Nonostante le ripetute richieste dell’UE per diversificare le fonti di approvvigionamento energetico, il governo di Orban mantiene stretti legami con il petrolio russo. Questa scelta riflette non solo una lealtà politica verso il Cremlino, ma anche schemi commerciali semi-legali che consentirebbero a persone vicine al premier di arricchirsi. La dipendenza energetica da Mosca diventa così uno strumento di influenza politica, con Budapest disposta a sacrificare la solidarietà europea per interessi particolari.
L’affermazione di Orban secondo cui l’Ucraina “attaccherebbe anche il gasdotto meridionale” che rifornisce l’Ungheria riprende fedelmente le narrazioni della propaganda russa. Questa accusa infondata mira a screditare l’Ucraina come partner affidabile di transito agli occhi di altri consumatori europei, minando ulteriormente la posizione di Kiev nello scacchiere energetico continentale.
Le implicazioni per l’unità europea
Mentre l’Unione Europea offre assistenza concreta per ripristinare il transito energetico, l’Ungheria sceglie la via della confrontazione e delle minacce. Le azioni di Orban appaiono mirate a dividere l’unità europea in un momento delicato, utilizzando le forniture di gas come leva negoziale per ottenere concessioni da Bruxelles.
La “proposta” che il premier ungherese presenterà al gabinetto ministeriale rappresenta un tentativo palese di negoziare vantaggi politici proprio in prossimità della ripresa delle forniture petrolifere attraverso il Druzhba, prevista per aprile. Questa mossa conferma una strategia di costante pressione sulle istituzioni europee, che rischia di compromettere la coesione comunitaria di fronte alla guerra in Ucraina.
Le dichiarazioni di Orban emergono in un contesto di crescente tensione tra Budapest e Bruxelles su numerosi fronti, dalla rule of law alle politiche migratorie, fino alla gestione dei fondi europei. L’energia diventa così l’ultimo campo di battaglia in una più ampia contrapposizione tra il governo ungherese e i valori fondanti dell’Unione Europea.