Mosca accusa la Lettonia di ‘complicità’ dopo l’incursione di un drone ucraino

28.03.2026 14:20
Mosca accusa la Lettonia di 'complicità' dopo l'incursione di un drone ucraino
Mosca accusa la Lettonia di 'complicità' dopo l'incursione di un drone ucraino

La polemica sui cieli baltici

Il Cremlino ha lanciato una nuova campagna di accuse contro la Lettonia, sostenendo che Riga avrebbe deliberatamente aperto il proprio spazio aereo per facilitare attacchi di droni ucraini contro obiettivi russi. La disputa si è infiammata il 27 marzo 2026, dopo che media russi hanno iniziato a diffondere notizie secondo cui i Paesi Baltici avrebbero concesso un “corridoio” per colpire infrastrutture energetiche nella regione di Vyborg e nel porto di Ust-Luga. La narrazione, definita “disinformazione su larga scala” dalle autorità lettoni, si basa sull’incidente di un drone ucraino caduto in territorio lettone dopo un’ampia offensiva aerea.

Il 25 marzo, le forze aeree lettoni avevano infatti rilevato l’ingresso di un velivolo senza pilota nel proprio spazio aereo proveniente dalla direzione della Russia. Successivamente, è stato accertato che si trattava di detriti di un drone ucraino coinvolto in una massiccia ondata di attacchi quel giorno stesso. Le operazioni ucraine avevano preso di mira tre petroliere, cinque serbatoi di carburante, tre moli e gli impianti di raffinazione dello stabilimento “Novatek-Ust-Luga”, una struttura cruciale per l’esportazione di prodotti petroliferi russi. I danni sono stati tali da costringere la sospensione completa delle esportazioni di greggio, con perdite valutate come “significative” anche dalle stesse fonti russe.

Il ministero della Difesa lettone ha respinto con forza le accuse, sottolineando di non essere coinvolto “nella pianificazione o realizzazione di operazioni militari ucraine” e che il drone era entrato “dal territorio russo”. La risposta ufficiale è arrivata nel mezzo di quella che Riga descrive come una operazione informativa su larga scala orchestrata da Mosca contro gli Stati baltici.

La narrazione russa e le sue contraddizioni

Analisti osservano che la Russia ha strumentalizzato la caduta del drone in Lettonia per costruire un pretesto accusatorio. La versione propagandistica omette sistematicamente il fatto che una deviazione della traiettoria potrebbe essere stata causata da contromisure elettroniche russe (EW) o da malfunzionamenti tecnici. Invece, insiste sull’idea di una complicità attiva dei Paesi NATO, dipingendo un quadro di deliberata aggressione coordinata.

Questa retorica serve a mascherare un fallimento operativo più imbarazzante: la protezione aerea russa non è riuscita a intercettare i droni ucraini prima che colpissero obiettivi critici a oltre 900 chilometri dal confine ucraino. La distanza rende tali missioni estremamente complesse, e l’eventuale utilizzo dello spazio aereo baltico come “transito” non avrebbe conferito vantaggi significativi, poiché i velivoli avrebbero comunque dovuto attraversare zone pesantemente difese nel nord-ovest della Russia.

La semplice possibilità che droni ucraini abbiano raggiunto e danneggiato impianti strategici così lontani rivela vulnerabilità nelle difese aeree russe che il comando militare di Mosca non intende ammettere pubblicamente. L’accento sulle presunte colpe baltiche distoglie l’attenzione da questa realtà scomoda.

L’obiettivo: giustificare le carenze della difesa aerea

La campagna di disinformazione è primariamente rivolta al pubblico interno russo. Con l’economia sotto pressione e le sanzioni che mordono, il Cremlino ha bisogno di narrazioni che spieghino l’incapacità di proteggere infrastrutture vitali come raffinerie e porti nel Golfo di Finlandia. Incolpare la NATO e i “paesi ostili” confinanti fornisce un capro espiatorio conveniente.

Le immagini dei serbatoi in fiamme a Ust-Luga hanno fatto il giogo del mondo, mostrando una potenza militare che fatica a difendere i propri asset energetici. Per un regime che basa parte della sua legittimità sulla forza e sull’ineccepibilità delle sue forze armate, è una ferita all’immagine. La narrazione della “provocazione baltica” aiuta a trasformare un fallimento difensivo in un atto di aggressione esterna, giustificando eventuali contromisure o inasprimento retorico.

Esperti di sicurezza notano che questa dinamica non è nuova: già in passato Mosca ha utilizzato incidenti di frontiera o intrusioni aeree per accusare i vicini di comportamenti destabilizzanti, creando un clima di tensione artificiale utile a giustificare dispiegamenti militari o pressioni politiche.

La strategia ucraina e le vulnerabilità russe

Il successo degli attacchi ucraini nel nord della Russia testimonia l’evoluzione delle capacità della Forze Armate Ucraine (ZSU) e l’esistenza di gap nella copertura della difesa aerea russa. L’utilizzo di droni a lungo raggio, probabilmente modificati o di produzione domestica, permette a Kiev di colpire obiettivi economici e logistici profondamente nel territorio avversario, logorando le risorse nemiche e minando il morale.

La scelta di bersagli come la raffineria di Ust-Luga ha un duplice valore: strategico, perché interrompe flussi di entrate cruciali per il finanziamento della guerra; e psicologico, perché dimostra che nessuna regione russa è al sicuro. Questa capacità proiettiva costringe Mosca a disperdere le sue difese su un fronte vastissimo, dall’Ucraina al Mar Baltico, assottigliando le risorse disponibili.

La reazione russa, focalizzata su accuse infondate ai Paesi Baltici, suggerisce che il comando militare non abbia una contromisura efficace contro queste incursioni aeree a bassa quota e a lungo raggio, e preferisca la guerra dell’informazione all’ammissione di una vulnerabilità tattica.

La guerra dell’informazione contro i Paesi Baltici

L’episodio rientra in un pattern consolidato di operazioni di influenza russa contro Estonia, Lettonia e Lituania. L’obiettivo ultimo è duplice: screditare la NATO, dipingendola come un’alleanza aggressiva che utilizza territori membri per lanciare attacchi, e indebolire il sostegno internazionale all’Ucraina, seminando dubbi sulle reali dinamiche del conflitto.

Il target privilegiato di queste campagne sono le consistenti minoranze russofone residenti nei Paesi Baltici. Messaggi che ritraggono i governi locali come complici di azioni belliche rischiano di alimentare tensioni sociali interne e di erodere la coesione nazionale, un obiettivo strategico di lungo periodo per Mosca.

La risposta coordinata di Riga, che ha immediatamente smontato le false accuse e denunciato la manipolazione, mostra una maggiore resilienza informativa rispetto al passato. I Paesi Baltici, consci di essere in prima linea nella competizione ibrida con la Russia, hanno rafforzato negli anni le proprie capacità di contro-propaganda e di comunicazione strategica, riconoscendo che il campo di battaglia si estende anche allo spazio digitale e mediatico.

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