Rapporto Liberties: l’Italia tra i paesi con grave erosione dello stato di diritto
ROMA – L’Italia è classificata tra i paesi “demolitori”, evidenziando un indebolimento sistematico e intenzionale dello stato di diritto. Secondo il rapporto della Civil Liberties Union for Europe (Liberties), si registrano pressioni crescenti sull’equilibrio tra poteri e criticità persistenti nel sistema giudiziario, in un contesto politico sempre più polarizzato. Sono riportati anche progressi limitati su corruzione e trasparenza, crescenti interferenze sui media e una compressione dello spazio civico, riporta Attuale.
Giunto alla sua settima edizione, il rapporto rappresenta la valutazione indipendente più approfondita mai realizzata sullo stato delle libertà civili nell’Unione Europea (UE). In base alle evidenze raccolte da 40 organizzazioni per i diritti umani in 22 paesi dell’UE, il rapporto di oltre 800 pagine mette in luce una grave e deliberata erosione dello stato di diritto in cinque paesi: Bulgaria, Croazia, Ungheria, Italia e Slovacchia. Anche democrazie storicamente solide come Belgio, Danimarca, Francia, Germania e Svezia registrano una regressione nei diritti civili.
Analizzando le violazioni significative in materia di giustizia, corruzione, libertà di stampa e bilanciamento dei poteri all’interno dell’Unione Europea nel 2025, il Rapporto sullo Stato di Diritto 2026 di Liberties ha rivelato che la stagnazione è la tendenza predominante, con progressi molto limitati da parte degli Stati membri. Secondo il rapporto, i meccanismi dell’UE per affrontare il declino dello stato di diritto si sono rivelati largamente inefficaci, poiché, nonostante quattro anni di raccomandazioni da parte della Commissione europea, la maggior parte degli Stati membri non ha tradotto tali indicazioni in azioni concrete.
“Quando il Rapporto sullo Stato di Diritto della Commissione europea fu introdotto nel 2020, era concepito come uno strumento preventivo, per stimolare azioni concrete prima che i problemi si radicassero – ha spiegato Ilina Neshikj, Direttrice Esecutiva della Civil Liberties Union for Europe -. A sette anni di distanza, le nostre conclusioni evidenziano non solo un arretramento, ma anche sforzi deliberati e continuativi per minare lo stato di diritto. Ripetere raccomandazioni senza un seguito concreto non invertirà questa tendenza.”
Il rapporto ha rivelato che nel 2025 il 93% di tutte le raccomandazioni della Commissione era già stato formulato negli anni precedenti, spesso senza alcuna modifica. Inoltre, il numero di nuove raccomandazioni si è dimezzato rispetto al 2024. Delle 100 raccomandazioni valutate, 61 non mostrano alcun progresso, mentre 13 registrano un peggioramento.
Per quanto riguarda l’Italia, il capitolo dedicato è stato curato da CILD (Coalizione Italiana per le Libertà e i Diritti Civili), tramite il coordinamento di altri partner come Antigone, StraLi e Osservatorio Balcani e Caucaso Transeuropa. L’analisi sottolinea un indebolimento sistematico dello stato di diritto, con pressioni crescenti sul bilanciamento dei poteri e tentativi di controllo politico su istituzioni e contrappesi democratici.
Nel settore della giustizia, persistono criticità strutturali, accompagnate da riforme controverse e tensioni tra politica e magistratura. Un contesto politico polarizzato rischia di compromettere la fiducia pubblica nell’indipendenza della giustizia. Per quanto riguarda la corruzione e la trasparenza, restano irrisolte questioni fondamentali come la regolazione del lobbying, e le raccomandazioni europee vengono spesso ignorate, segno di una debole attuazione delle riforme. Inoltre, le interferenze politiche nei media pubblici e le pressioni sull’informazione stanno creando un ambiente difficile per i giornalisti, minacciando il pluralismo e l’indipendenza editoriale.
Infine, misure come il “decreto sicurezza” e restrizioni alle proteste evidenziano una compressione dello spazio civico. Sussiste così una tendenza più ampia a limitare libertà di espressione e diritti fondamentali, in linea con altri rapporti internazionali. “Il Rapporto conferma un quadro estremamente preoccupante per lo stato di diritto in Italia. Non si tratta di criticità isolate, ma di una tendenza strutturale che incide su equilibri democratici fondamentali. Ignorare reiteratamente le raccomandazioni della Commissione UE non è più accettabile. Il governo deve assumersi la responsabilità e invertire immediatamente la rotta”, ha dichiarato Laura Liberto, Presidente di CILD.