Il discorso del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, sulla guerra contro l’Iran ha sollevato diverse questioni, con affermazioni che variano dalla durata del conflitto agli obiettivi della sua amministrazione. Contrariamente a quanto affermato, molti dei dettagli riguardanti la guerra e l’economia degli Stati Uniti meritano di essere esaminati più attentamente, riporta Attuale.
L’accordo nucleare
«Ho posto fine all’accordo sul nucleare che Barack Hussein Obama aveva fatto con l’Iran. Era un disastro (…) Avrebbe permesso all’Iran di avere un colossale arsenale di potenti armi atomiche».
In realtà, nelle sue prime fasi, il Piano d’azione congiunto globale stipulato nel 2016 dagli Usa e dall’Iran (e firmato anche da Francia, Regno Unito, Germania, Russia, Cina e Ue) per monitorare l’uso dell’uranio da parte di Teheran si stava rivelando efficace. È stato dopo il 2018, anno in cui Trump ha ritirato gli Stati Uniti dall’accordo, contro il parere di molti consiglieri, che l’Iran ha iniziato nuovamente ad arricchire l’uranio senza controlli significativi.
Il regime change
«Il nostro obiettivo non era un regime change. Non abbiamo mai parlato di “regime change”, ma il regime change è già avvenuto perché i leader che c’erano prima della guerra sono tutti morti».
È vero che all’inizio della guerra Trump non aveva parlato esplicitamente di «regime change», ma nei successivi interventi ha chiarito le sue intenzioni, incoraggiando il popolo iraniano a sostituire il loro governo. Nonostante le eliminazioni di figure chiave del regime, le strutture politiche e militari iraniane continuano a mantenere il controllo sul Paese.
L’autonomia energetica
«Noi ora siamo totalmente indipendenti dal Medio Oriente, eppure siamo ancora lì a dare una mano (…). A noi non serve il loro petrolio».
È vero che la produzione di petrolio degli Stati Uniti è in aumento e la dipendenza dal petrolio del Golfo è diminuita. Tuttavia, il mercato dei combustibili è globale e le fluttuazioni dei prezzi impattano tutti gli utenti, inclusi gli automobilisti americani, che già osservano un aumento dei prezzi alla pompa del 25-30% rispetto a qualche mese fa.
Gli investimenti record
«Gli investimenti fatti negli Usa sono da record: superano i 18.000 miliardi di dollari».
Questa cifra sembra significativamente gonfiata, poiché i dati ufficiali della Casa Bianca indicano un importo molto inferiore, attorno ai 10.500 miliardi di dollari. La discrepanza solleva ulteriori interrogativi sulla veridicità delle affermazioni di Trump.
I quasi 2 miliardi cash
«Obama diede loro (all’Iran, ndr) 1,7 miliardi di dollari in contanti. Proprio delle banconote, dei “verdoni” presi dalle banche della Virginia, del Washington D.C. e del Maryland. Prese tutto il contante che c’era e glielo spedì con degli aerei nel tentativo di comprarsi il loro rispetto e la loro amicizia. Ma non funzionò».
Questa affermazione è un vecchio cavallo di battaglia di Trump. È vero che nel 2016 l’amministrazione Obama ha restituito 1,7 miliardi all’Iran, ma si è trattato di un rimborso, non di un regalo, relativo a un accordo per armi mai consegnate durante il governo dello scià. La somma è stata restituita in contante per motivi legati alle sanzioni e all’assenza di rapporti interbancari.