Operatione di salvataggio dell’aviatore americano in Iran: successo o fallimento?

07.04.2026 07:35
Operatione di salvataggio dell'aviatore americano in Iran: successo o fallimento?

BAGDAD – L’operazione per recuperare l’aviatore americano disperso in Iran si è avvicinata a una catastrofe. Il racconto è caratterizzato da confusione e contraddizioni. Donald Trump celebra il “successo”, invocando il principio secondo cui l’esercito degli Stati Uniti non abbandona mai i suoi soldati, mentre la propaganda iraniana descrive l’evento come un “fallimento” per gli Stati Uniti, affermando di aver causato vittime e prigionieri. Gli eventi evocano uno scenario da film d’azione, con un finale incerto che richiede ulteriori chiarimenti, riporta Attuale.

L’aviatore americano si trova in un anfratto a 2.000 metri di altitudine, ferito e nascosto. L’aviazione statunitense mobilita 155 velivoli, tra cui 4 bombardieri, oltre a un centinaio di operatori specializzati. Ma a terra, le squadre di ricerca iraniane si stanno avvicinando dal vicino Isfahan, equipaggiate con droni. Secondo fonti americane, la zona è abitata da popolazioni contrarie al regime degli ayatollah, che potrebbero assistere nell’operazione di salvataggio. Tuttavia, non ci sono ulteriori notizie, poiché gli oppositori tendono a concentrarsi nelle aree urbane piuttosto che nelle campagne.

Nascosto in un anfratto

L’aviatore diventa un simbolo della potenza militare americana e della sua impotenza di fronte agli eventi imprevedibili. Per Trump, trovare l’aviatore è cruciale: desidera dimostrare che la superiorità strategica e bellica possa prevalere. Parla di “totale dominio aereo” e loda le qualità del pilota, ringraziando anche Benjamin Netanyahu per il supporto e l’intelligence fornita da Israele. Inoltre, minaccia di “spazzare via l’Iran in una sola notte” se non si raggiunge un accordo sulla sua condizioni.

Tuttavia, l’operazione di salvataggio si complica. Il primo pilota è stato recuperato venerdì dopo otto ore di ricerche, ma la situazione del secondo pilota è critica, con gli iraniani che si avvicinano rapidamente. Non è chiara l’entità delle sue ferite, eppure riesce a lasciare la vallata dove si è paracadutato per raggiungere una cresta rocciosa. La scarsità di vegetazione rende difficile trovare riparo. Utilizza sporadicamente il suo trasmettitore GPS, temendo che gli iraniani possano individuarlo e usare la sua posizione per ingannare le squadre di soccorso.

Sabato mattina, Trump intensifica le minacce contro l’Iran e prepara il team 6 dei Navy Seals. Equipaggi speciali vengono utilizzati per localizzare l’aviatore, mentre l’aviazione israeliana lancia attacchi aerei contro le forze di terra iraniane. Un primo tentativo di salvataggio fallisce quando due elicotteri vengono attaccati e costretti a ritirarsi in Kuwait. Si decide di utilizzare una vecchia pista sabbiosa per far atterrare due aerei MC-130J, ma quando l’aviatore viene ritrovato, entrambi gli aerei rimangono impantanati nella sabbia.

Il giallo sui rottami

Una narrazione ancora circoscritta suggerisce che i due MC-130J e altri elicotteri siano stati distrutti durante l’evacuazione finale. Il New York Times riporta che sarebbero stati bombardati durante le operazioni. I media iraniani mostrano immagini di aerei americani distrutti, sostenendo di aver ottenuto una vittoria in battaglia. Trump, entusiasta, afferma: “Lo abbiamo preso”, ma prosegue con minacce in toni duri: “Aprite il fottuto Stretto o vivrete nell’inferno”.

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