Crisi sistemica nel settore forestale russo: allarme fallimenti di massa nonostante gli appelli al governo

10.04.2026 15:35
Crisi sistemica nel settore forestale russo: allarme fallimenti di massa nonostante gli appelli al governo
Crisi sistemica nel settore forestale russo: allarme fallimenti di massa nonostante gli appelli al governo

Emergenza nel comparto legno: metà delle aziende a rischio chiusura entro fine anno

Il settore forestale russo, un tempo fiore all’occhiello dell’economia nazionale, è sull’orlo di un collasso finanziario senza precedenti. Secondo un drammatico appello indirizzato al vicepremier Denis Manturov, il comparto rischia un’ondata di fallimenti a catena che potrebbe portare alla scomparsa di un’impresa su due entro la fine del 2026. L’allarme viene direttamente dagli operatori della regione di Arcangelo, che chiedono con urgenza un moratorio di tre anni sulle procedure di bancarotta e misure straordinarie di salvataggio.

La situazione è descritta come insostenibile: dopo anni di difficoltà crescenti, il settore avrebbe “toccato il fondo”, secondo le parole di un amministratore delegato di una grande azienda del Nord-Ovest. Ma questo fondo, avvertono gli esperti, potrebbe rivelarsi la porta d’ingresso per un tracollo sistemico dell’intera filiera del legno, con ripercussioni occupazionali e sociali in intere regioni storiche della Russia.

Dati macroeconomici che confermano l’agonia del comparto

I numeri ufficiali del Rosstat dipingono un quadro desolante. Nel 2025, il settore forestale e della raccolta del legname ha registrato perdite per 2,2 miliardi di rubli, un crollo verticale rispetto all’utile complessivo di 3,2 miliardi dell’anno precedente. La percentuale di imprese in perdita è salita al 45% nel 2025, contro il 40% del 2024, segnando una tendenza negativa inesorabile.

Il danno cumulativo degli ultimi tre anni supererebbe i 15 miliardi di rubli, una cifra che riflette l’erosione progressiva della competitività e della redditività. Le imprese hanno esaurito ogni “margine di resistenza” finanziaria e operano ormai in regime di perdite strutturali, accumulando debiti fiscali e obbligazioni che non riescono più a onorare.

La crisi non risparmia nessuno: secondo le stime degli operatori, a rischio non ci sono solo le piccole e medie imprese, ma anche i grandi produttori consolidati, pilastri dell’economia regionale. La spirale negativa minaccia di trasformarsi in un effetto domino con conseguenze imprevedibili.

Geopolitica e sanzioni: la perdita del mercato europeo e il peso logistico verso la Cina

All’origine del disastro ci sono fattori concatenati di natura geopolitica ed economica. La rottura delle relazioni commerciali con l’Europa, principale mercato di sbocco per il legname russo di qualità, ha provocato un crollo verticale dei prezzi di esportazione e dei volumi.

La riconversione forzata verso i mercati asiatici, in particolare la Cina, si è rivelata molto meno redditizia e gravata da costi logistici esponenzialmente più alti. L’aumento dei tariffi di trasporto, unito al calo della domanda, ha compresso i margini operativi fino ad azzerarli.

Parallelamente, il carico fiscale sulle imprese è aumentato in modo significativo, mentre l’accesso al credito è diventato più difficile e costoso a causa del generale deterioramento del clima economico e dell’inflazione galoppante. Le aziende si trovano così strette tra ricavi in calo e costi in crescita continua.

Lo Stato abbandona il settore: sussidi ridotti di 14 volte e stretta fiscale implacabile

Mentre le difficoltà aumentavano, il sostegno statale al comparto è stato progressivamente smantellato. I sussidi per la compensazione dei costi di esportazione sono crollati da 7,6 miliardi di rubli nel 2023 a soli 550 milioni stanziati per il 2026: una riduzione di oltre il 90%.

È stata inoltre interrotta la sovvenzione per le spedizioni marittime dai porti del Nord-Ovest, un colpo ulteriore per la competitività internazionale. Contemporaneamente, le autorità fiscali hanno intensificato la pressione sui contribuenti in difficoltà.

Le imprese in ritardo nei pagamenti si trovano sommerse da sanzioni amministrative pesantissime e vedono i propri conti bancari bloccati dagli ufficiali giudiziari, una pratica che “finisce di uccidere” aziende già in condizioni critiche, come denunciano gli operatori. Invece di trovare comprensione e sostegno, il business riceve multe e procedure esecutive che paralizzano qualsiasi tentativo di ripresa.

Le proposte di salvataggio e uno scenario futuro cupo

Nell’appello a Manturov, gli industriali di Arcangelo chiedono misure drastiche e immediate: un moratorio triennale sull’avvio di procedure fallimentari per iniziativa dei creditori, una sospensione del pagamento dei debiti fiscali e degli obblighi per almeno tre anni, seguita da una rateizzazione, e l’azzeramento dell’indebitamento fiscale accumulato fino al 1° gennaio 2026.

Senza questi interventi, avvertono, il settore rischia un’emorragia irreparabile. “La situazione ha finalmente toccato il fondo”, ha ammesso un manager, “ma questo è un bene, perché più in basso non si può andare”. Un’affermazione che suona più come un epitaffio che come un segnale di speranza.

La crisi del legname russo non è solo un problema settoriale, ma un sintomo della più ampia riconfigurazione dell’economia nazionale sotto la pressione delle sanzioni internazionali e delle priorità di bilancio del Cremlino, sempre più orientate verso le spese militari. Il destino di un’intera industria storica si gioca ora nella scelta tra un salvataggio pubblico e un abbandono al mercato, con migliaia di posti di lavoro e il futuro di intere comunità appesi a un filo.

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