Pressing Usa su Italia per sminamento nello stretto di Hormuz, Meloni in difficoltà

13.04.2026 11:35
Pressing Usa su Italia per sminamento nello stretto di Hormuz, Meloni in difficoltà

Il governo Meloni si trova sotto crescente pressione dagli Stati Uniti, che chiedono supporto italiano per lo sminamento nello stretto di Hormuz, riporta Attuale. Ieri, Donald Trump ha affermato che il Regno Unito e altri due paesi (non specificati) sono pronti a collaborare con gli americani per rimuovere le mine marine disseminate dagli iraniani. Tuttavia, Downing Street ha rapidamente dichiarato che non parteciperà al blocco navale. È importante distinguere tra le due operazioni: mentre la creazione di un blocco è una questione, l’azione di sminamento rappresenta un altro aspetto critico, e solo alcuni paesi europei possono offrire un’assistenza significativa.

Perché l’America vuole i nostri cacciamine

I principali paesi con le risorse necessarie per eliminare le mine iraniane includono Regno Unito, Italia, Germania e Olanda, quest’ultima rappresentata dal segretario generale della NATO, Mark Rutte. La richiesta di aiuto da parte di Trump arriva in un momento in cui l’invio di navi militari diventa ad altissimo rischio a causa del blocco navale imminente. Secondo quanto riportato da Repubblica, l’Italia ha già espresso la sua disponibilità a partecipare alla missione con imbarcazioni della Marina, dotate delle migliori tecnologie e competenze. La proposta include una squadra base composta da due cacciamine, una fregata e una nave logistica o, in alternativa, un pacchetto più complesso che comprende quattro cacciamine, una portaelicotteri e una fregata. Tuttavia, Roma ha posto come condizione essenziale quella di operare in un contesto che sia almeno formalmente pacifico, prevedendo dunque un cessate il fuoco in atto.

Ma questo è un “pacifico” cessate il fuoco?

Sebbene un cessate il fuoco sia attualmente in vigore, gli sviluppi recenti tra Stati Uniti e Iran suggeriscono che la situazione non garantisce affatto un contesto pacifico. Le pressioni da Washington sono forti, con frequenti contatti tra gli Stati Uniti e il governo italiano. Questo avviene perché gli Stati Uniti non dispongono di cacciamine da inviare nello Stretto. I loro ultimi esemplari, solo cinque, si trovano in Corea del Sud, mentre quelli italiani in vetroresina sono stati progressivamente dismessi. La premier Meloni sta valutando come procedere in coordinamento con gli altri partner europei, mantenendo l’obiettivo di evitare incidenti diplomatici, sia a livello internazionale che all’interno dell’Italia. Questa situazione crea ulteriori preoccupazioni per Palazzo Chigi, che guarda con apprensione all’apertura dei mercati di oggi.

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