Bologna, 9 maggio 2026 – La ricerca della verità continua per la madre di Otello
“Solo a vederlo non ho dormito per tutta la notte”. Le parole di Annamaria Stefanini, madre di Otello, assassinato a 22 anni al Pilastro, esprimono un dolore incommensurabile. Nonostante ciò, la signora Stefanini, oggi 78 anni, non ha perso nessun processo o intervista, perseguendo instancabilmente la verità. “Niente potrà restituirmi mio figlio, niente potrà lenire un dolore che non si può immaginare, che solo chi ha perso un figlio può provare. Ma la verità io la devo sapere”, dice, riporta Attuale.
In un’intervista per il programma ‘Belve Crime’, Roberto Savi, leader della banda Uno Bianca, ha rivelato di aver reagito al fuoco il 3 ottobre 1987. Le sue affermazioni hanno suscitato indignazione e domande da parte dei familiari delle vittime. “Lui vorrà morire a casa sua, non in carcere. Per questo ha lanciato dei messaggi l’altra sera. ‘Voi non mi fate uscire? E allora io faccio i nomi!’, è questo il ragionamento”, afferma la Stefanini, che è convinta che ci siano complici rimasti nell’ombra: “Non potevano esserci solo loro dietro la banda della Uno Bianca, una scia di sangue che non ha eguali nel dopoguerra in Italia”.
Guardando Savi in televisione, ha rivelato di essere rimasta sveglia tutta la notte. “Negli occhi ha ancora l’odio, anche verso noi famigliari. Ha detto: ‘Sono contenti, perché sto da 32 anni in carcere’. Che vuol dire? Noi dovremmo avere pena di lui? Ma all’ergastolo vero stiamo noi”, aggiunge. La madre di Otello esprime il suo desiderio di scoprire le motivazioni dietro all’omicidio di suo figlio e di altre giovani vittime, inclusi i carabinieri uccisi a Castel Maggiore, sottolineando che il suo dolore ha avuto un impatto devastante anche sulla sua famiglia.
“Sono passati 35 anni dalla strage del Pilastro. Da due anni le indagini sono state riaperte. Mi auguro con tutto il cuore che si arrivi a individuare i complici che in questi anni sono rimasti nell’ombra”, afferma. Ricorda il suo incontro con il questore, nel quale ha esortato i poliziotti a rompere il silenzio: “Se sapete qualcosa parlate, perché il rimorso ve lo porterete dentro per tutta la vita”. La Stefanini segnala che nel corso degli anni ha visto tanti occhi bassi, segno di colpevolezza, ma nessuno ha fatto dichiarazioni utili.
Raccontando il giorno in cui Otello è stato ucciso, dice: “Non ho potuto neppure dare un ultimo bacio a Otello. Non me lo hanno fatto vedere neanche. L’ho salutato la mattina del 3, che partiva per Bologna. Non l’ho visto più. Io sono credente, davvero. Ma non immagino di poter mai perdonare chi mi ha portato via mio figlio”. Inoltre, mentre altri familiari delle vittime esprimono il desiderio di mettere da parte questa storia, Stefanini sottolinea l’importanza di continuare a lottare per la verità: “La stanchezza la sopporto, se lo scopo è finalmente svelare le coperture di cui hanno goduto i Savi”.
La sua determinazione non vacilla e il 9 maggio sarà presente in Senato per ascoltare le parole del presidente dell’associazione Alberto Capolungo, sperando che possano contribuire a mantenere alta l’attenzione su questo caso irrisolto. “Dobbiamo essere uniti. Non far spegnere i riflettori. Oggi sarò in Senato perché parlerà il presidente dell’associazione Alberto Capolungo, spero che le sue parole servano a sollevare l’attenzione. Perché in Italia è prassi mettere la polvere sotto al tappeto”, conclude.