Witkoff e Kushner in missione al Cremlino: Timori di Kiev per un’alleanza con Putin
Steve Witkoff e Jared Kushner stanno progettando di recarsi a Mosca «abbastanza presto», con una nuova missione al Cremlino prevista nei prossimi giorni. La conferma è giunta da Yuri Ushakov, consigliere di Vladimir Putin, all’agenzia russa Interfax; tuttavia, il governo ucraino manifesta preoccupazione da quando Rustem Umerov, emissario di Kiev, ha incontrato Witkoff a Miami l’8 maggio scorso, riporta Attuale.
I segnali si accumulano, suggerendo che la Casa Bianca stia cercando di avviare un’iniziativa per un cessate-il-fuoco indeterminato in Ucraina. Non si tratta di una pace vera e propria, data l’assenza di condizioni favorevoli, ma almeno di una tregua senza scadenze. Il precedente, seppur limitato, è stato la tregua totale e senza condizioni di tre giorni attorno alle celebrazioni russe del 9 maggio, che il presidente ucraino Volodymyr Zelensky accettò sotto pressione americana e con la promessa da parte di Mosca di rilasciare mille prigionieri ucraini.
L’amministrazione americana ora intende esplorare se sia possibile estendere il modello di quel cessate-il-fuoco. Tuttavia, come negli scorsi eventi, il dialogo avviene più con Putin che con gli alleati europei o gli stessi ucraini. Fonti politiche all’interno dell’amministrazione suggeriscono che la recente decisione di ritirare cinquemila soldati americani dall’Europa potrebbe essere interpretata come una concessione a Putin in vista di un cessate-il-fuoco.
Gli ucraini, però, temono un’offerta ambivalente e pericolosa da parte russa e americana, che prevede un congelamento totale del conflitto lungo l’attuale linea del fronte, con la rinuncia temporanea di Mosca a controllare l’intero Donbass. Questo potrebbe risultare complicato per Zelensky, che ritiene che la Russia possa sfruttare la tregua per preparare una nuova offensiva.
La situazione sul campo è critica per Mosca, con un esercito ormai incapace di avanzare sotto il tiro dei droni. Nel 2026, le forze russe stanno subendo perdite senza precedenti, con circa 140 morti e feriti gravi per ogni chilometro conquistato. Kiev, d’altronde, ha fissato un obiettivo di infliggere duecento morti russi per ogni chilometro di territorio ceduto. Con attualmente 5.300 chilometri quadrati sotto il controllo ucraino, il raggiungimento degli obiettivi russi comporterebbe un saldo devastante di ulteriori 250.000 morti e mezzo milione di feriti.
Questo scenario è insostenibile per Mosca, che già conta oltre 350.000 caduti e si trova in difficoltà a rimpiazzarli con nuovi volontari. Putin teme di lanciare una nuova mobilitazione parziale, rimanendo consapevole del rischio di una crescente impopolarità e della perdita del potere.
È in questo contesto che il dialogo tra il Cremlino e Witkoff riassume un nuovo significato. Qualora Putin decidesse di abbandonare l’idea di rovesciare il governo ucraino e le pretese su tutto il Donbass, questo segnerebbe un’importante sconfitta per l’azione militare russa, ora vista come un tragico fallimento.
I dirigenti di Kiev iniziano a non escludere più un cessate-il-fuoco nella seconda metà dell’anno, ma non senza condizioni come quelle del passato.