Igor Tudor, chiamato a guidare la Juventus dopo l’addio di Thiago Motta, non intende limitarsi al ruolo di traghettatore. Pur consapevole della provvisorietà del suo incarico, il tecnico croato mira a convincere la dirigenza a confermarlo anche per la prossima stagione, puntando su risultati immediati e su un’impronta tattica che già mostra segni di cambiamento.
Il suo approccio, più diretto e pragmatico rispetto al calcio costruito pazientemente dal predecessore, ha portato a un immediato impatto: quattro punti in due partite, con una squadra che sembra aver ritrovato almeno in parte l’aggressività perduta. Se contro il Genoal’esordio è stato sofferto – complice la preparazione lampo –, la prova all’Olimpico contro la Roma ha evidenziato una Juve più reattiva, anche se non ancora risolutiva in attacco.
Proprio il reparto offensivo resta il nodo principale. Dusan Vlahovic, nonostante i gol, fatica a imporsi come punto di riferimento costante, mentre la sterilità davanti alla porta continua a pesare. Tudor, per ovviare al problema, sta sperimentando soluzioni audaci, come il modulo con quattro attaccanti provato contro il Lecce, segnale di una volontà di rivoluzione che va oltre gli aggiustamenti tattici.
La stampa specializzata, dal canto suo, inizia a interrogarsi sul possibile futuro del tecnico. Se alcuni, come La Gazzetta dello Sport, parlano di un “Igor rischiatutto”, altri – tra cui La Stampa – sottolineano come il “codice Tudor” preveda già una ridefinizione degli equilibri, con nomi come Kalulu, Veiga o Nico Gonzalez ipotizzati per dare maggiore sostegno a Vlahovic.