Mario Roggero in carcere per omicidio: “Sentenza ingiusta, il presidente pensi a me”

17.07.2026 23:45
Mario Roggero in carcere per omicidio: "Sentenza ingiusta, il presidente pensi a me"

Mario Roggero inizia la pena di 14 anni e 9 mesi per omicidio

Milano, 17 luglio 2026 – Ieri pomeriggio, poco prima delle 17.00, Mario Roggero ha varcato il cancello del carcere di Bollate. Dopo aver trascorso le ultime ore di libertà in famiglia, il gioielliere di Gallo di Grinzane Cavour, 72 anni, si è consegnato spontaneamente per iniziare a scontare la condanna a 14 anni e 9 mesi di reclusione per omicidio volontario plurimo, tentato omicidio e porto abusivo di armi. Tutto si è consumato nello spazio di una mattinata: alle 12:45 il procuratore di Asti, Biagio Mazzeo, ha firmato l’ordine di esecuzione della pena, blindando il verdetto definitivo emesso nei giorni scorsi dalla Corte di Cassazione. Una mossa che ha bruciato sul tempo i difensori, rimasti in attesa di un provvedimento di sospensione che non è arrivato prima dell’ingresso in cella. Prima di consegnarsi agli agenti di custodia del penitenziario milanese, Roggero si è fermato davanti alle telecamere e ai taccuini dei giornalisti, sfogando tutta la propria amarezza per una sentenza che considera profondamente iniqua. Alla domanda se si fosse pentito del sangue versato nel suo negozio, la risposta è arrivata senza esitazioni: “Certamente, col senno di poi… però bisogna trovarsi” in quella situazione. E, alla domanda se rifarebbe la stessa cosa, ha aggiunto: “Non si può fare questa domanda, perché quando uno ha una pistola puntata in faccia ti spara per primo”, riporta Attuale.

Poco dopo, il commerciante piemontese ha dato voce a tutta la frustrazione per un verdetto che, data l’età anagrafica, percepisce come una condanna senza ritorno: “Mi hanno condannato all’ergastolo. Come si può sentire uno che sta andando incontro a 15 anni di carcere a 72 anni? Ergastolo. Viva la giustizia italiana. Penso di subire un’ingiustizia, questo è il massimo per i delinquenti: sono facilitati a continuare a rubare, a rapinare, tanto sono impuniti. Ma ho ancora speranza. Io me l’aspetterei la grazia”. Prima di superare la soglia della struttura, ha poi lanciato il suo affondo verso il Quirinale: “Il presidente Mattarella ha graziato uno scafista che ha ammazzato 30 persone, ha graziato la Minetti, penso dovrebbe mettersi una mano sulla coscienza”.

Le sue ultime parole, prima di affidare la propria battaglia all’opinione pubblica, sono state un appello diretto: “Passo il testimone agli italiani che effettivamente porteranno avanti la mia battaglia, andremo davanti alla Corte Europea dei diritti dell’uomo e dopodiché vedremo”. Mentre il gioielliere faceva il suo ingresso in istituto, l’analista processuale Sergio Novani, che coordina il collegio difensivo insieme all’avvocato Stefano Marcolini, ha spiegato la strategia legale: “Questa mattina è stata depositata la domanda di grazia da parte della signora Mariangela Sandrone e contestualmente il collegio difensivo tramite l’avvocato Marcolini ha depositato un’istanza per il differimento dell’esecuzione della pena in pendenza della domanda di grazia”.

La drammatica vicenda di cronaca da cui si è originato il processo risale al pomeriggio del 28 aprile 2021 a Grinzane Cavour, nel Cuneese.

Un commando composto da tre rapinatori fece irruzione all’interno della gioielleria Roggero, minacciando e aggredendo violentemente con delle armi la moglie e la figlia del titolare. La reazione del negoziante si consumò interamente all’esterno del locale: impugnata la propria arma da fuoco, Roggero inseguì i malviventi in strada e aprì il fuoco. Due dei banditi morirono sul colpo, mentre il terzo complice rimase gravemente ferito. Un fatto di sangue che ha attraversato tre tappe giudiziarie, scontrandosi sempre con l’esclusione della legittima difesa da parte dei magistrati. Il processo di primo grado ad Asti si era concluso con una condanna a 17 anni di reclusione, successivamente ridotti in Appello a Torino a 14 anni e 9 mesi, verdetto poi blindato in via definitiva dalla Cassazione. Per i giudici, l’azione si è consumata quando il pericolo non era più attuale. La complessa vicenda umana e giudiziaria di Mario Roggero si prepara ora a varcare i confini nazionali: sul tavolo dei difensori è pronto il ricorso internazionale a Strasburgo. Per l’ultimo atto di una storia che ha spaccato in due l’opinione pubblica, il sipario non è ancora calato.

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