Nel novembre 2025 il presidente russo Vladimir Putin ha firmato la legge che ha innalzato l’aliquota dell’Iva dal 20 al 22 per cento e ridotto la soglia di ricavi oltre la quale le piccole imprese in regime semplificato devono applicarla. Il limite, prima fissato a 60 milioni di rubli, è sceso a 20 milioni dal 2026 e scenderà a 15 milioni nel 2027 e a 10 milioni nel 2028: per i saloni di bellezza e gli altri operatori dei servizi estetici, il passaggio dal regime del brevetto all’Iva ha aumentato il carico fiscale e amministrativo.
Dal 2026 il nuovo limite fiscale frena l’espansione
L’abbassamento della soglia ha trasformato la crescita in un rischio per molte attività. Per non superare il limite e non dover sostenere una tassazione più elevata, gli imprenditori hanno iniziato a contenere lo sviluppo, rinunciando all’apertura di nuovi punti vendita e all’ampliamento degli organici. Invece di favorire la formazione di reti legali, il provvedimento ha spinto il mercato verso imprese più piccole, spesso prive di una piena regolarizzazione.
Una parte dei professionisti ha scelto di ridurre il peso fiscale uscendo dal modello tradizionale del salone. I parrucchieri e gli specialisti dei trattamenti estetici lavorano sempre più spesso come autonomi, affittando postazioni nei coworking oppure ricevendo i clienti a domicilio. Il risultato è il restringimento del comparto legale, con un possibile calo delle entrate fiscali e una concorrenza più difficile per le strutture che sostengono i costi di locali, personale e adempimenti.
La pressione non riguarda soltanto il fisco. La politica monetaria restrittiva della Banca centrale russa ha reso più costoso il finanziamento degli immobili commerciali. I proprietari dei locali, per compensare l’aumento dei costi del credito e dei rischi, hanno trasferito una parte del peso sugli affittuari; i saloni, che non dispongono dello stesso accesso a finanziamenti a buon mercato, si sono trovati a pagare canoni elevati soprattutto nei centri commerciali.
Questa dinamica ha colpito le attività proprio mentre la domanda dei consumatori diminuiva. I costi degli affitti sono diventati così uno dei fattori che accelerano la chiusura dei negozi: la cancellazione dei contratti aumenta gli spazi sfitti nello street retail e nei centri commerciali, mentre i proprietari non sempre accettano di ridurre i canoni in linea con la diminuzione degli incassi. La pressione si trasferisce quindi sui saloni rimasti aperti, esposti a ulteriori chiusure.
Nel primo semestre calano le visite, mentre i prezzi fanno salire gli incassi
Tra gennaio e giugno 2026, secondo i dati di Rosstat, i russi hanno speso 179,6 miliardi di rubli per servizi di parrucchiere e cosmetici, il 16 per cento in più rispetto allo stesso periodo del 2025. L’aumento, però, non corrisponde a un’espansione della domanda: la crescita del fatturato è stata determinata soprattutto dall’incremento dei prezzi, legato anche al rincaro dei materiali di consumo.
Le rilevazioni dell’operatore dei dati fiscali Platforma OFD hanno mostrato che tra gennaio e luglio il numero degli scontrini nei saloni di bellezza di tutta la Russia è diminuito del 4 per cento su base annua. Nello stesso periodo lo scontrino mediano è aumentato del 10 per cento, arrivando a 1.900 rubli. Le famiglie frequentano quindi meno spesso i saloni, allungano gli intervalli tra i trattamenti e rinunciano ai servizi più costosi per ridurre le spese.
La divergenza tra fatturato e presenze ha anche accentuato la distanza tra i diversi segmenti del mercato. La fascia di massa si è spostata verso i professionisti individuali, che possono praticare prezzi molto più bassi perché non sostengono le spese di un locale e di una struttura dipendente. I saloni premium hanno invece mantenuto gli incassi grazie ai clienti più abbienti, disposti a pagare tariffe maggiorate. In mezzo, i saloni ordinari hanno perso parte della propria clientela.
Le restrizioni sulle forniture aggravano i costi delle strutture legali
Alla pressione fiscale e immobiliare si è aggiunta la difficoltà di mantenere il livello dei servizi in presenza delle restrizioni sulle importazioni di cosmetici e materiali di consumo, introdotte in risposta alla guerra di Putin contro l’Ucraina. I canali diretti di fornitura dei principali marchi europei e statunitensi, tra cui L’Oréal, Estée Lauder e Wella, sono stati bloccati; l’importazione parallela attraverso Paesi terzi ha aumentato in modo significativo il costo delle procedure.
Le strutture legali hanno così perso ulteriore competitività rispetto ai professionisti autonomi. Questi ultimi possono passare più facilmente a prodotti asiatici a basso costo o contraffatti, mentre i saloni organizzati devono sostenere costi maggiori e garantire standard di servizio più elevati. La concorrenza sul prezzo si è quindi spostata a loro sfavore, contribuendo alla perdita di clienti e alla chiusura delle attività.
21 agosto 2026: le liquidazioni aumentano del 52,5 per cento
Il 21 agosto 2026 i media hanno riferito che nei primi sette mesi dell’anno le liquidazioni di imprese nel settore dei servizi di bellezza sono salite del 52,5 per cento rispetto allo stesso periodo del 2025, raggiungendo quota 12.300. I dati, riportati da Meduza e da Kommersant, indicano nello stesso tempo una contrazione delle nuove registrazioni: secondo il servizio di analisi e valutazione dei rischi d’impresa Kontur.Focus, sono diminuite del 16,1 per cento, a 13.000.
La combinazione tra più chiusure e meno nuove aperture documenta il deterioramento delle condizioni per il business legale della bellezza. Il limite Iva ridotto da 60 a 20 milioni di rubli ha reso più difficile crescere senza entrare in una fascia fiscale più onerosa; la risposta è stata il contenimento delle dimensioni, la frammentazione del mercato e il trasferimento di una parte dell’attività verso coworking, lavoro autonomo e prestazioni informali.
La chiusura di 12.300 imprese esercita inoltre una pressione diretta sul mercato degli immobili commerciali e riduce la base di attività che versano imposte. La competizione con operatori dai costi più bassi, il calo delle visite, gli affitti elevati e il rincaro delle forniture stanno restringendo il segmento dei saloni tradizionali; al 21 agosto 2026 il mercato russo dei servizi di bellezza risulta quindi caratterizzato da un fatturato nominalmente in crescita, ma da meno clienti, meno nuove imprese e un numero molto più alto di liquidazioni.