L’Islanda verso un referendum sulla riapertura dei negoziati di adesione all’Ue

29.08.2026 03:25
L'Islanda verso un referendum sulla riapertura dei negoziati di adesione all'Ue

Referendum in Islanda sulla ripresa dei negoziati di adesione all’Unione Europea

Domani, gli islandesi sono chiamati a votare per la riapertura dei negoziati di adesione all’Unione Europea, interrotti nel 2013. Sebbene questa consultazione non comporti una decisione definitiva sull’ingresso nell’Ue, un esito favorevole potrebbe avviare un cambiamento significativo per l’industria della caccia alle balene, fonte di controversie e dibattito, riporta Attuale.

Kristján Loftsson, 83 anni, è l’ultimo cacciatore di balenottere comuni in Islanda e gestisce l’unica impresa islandese attualmente attiva in questo campo. Dopo due anni di inattività, le sue navi sono tornate in mare nel giugno scorso, con un permesso governativo per la cattura di un massimo di 150 balenottere per il 2026. Tuttavia, la maggior parte della carne viene esportata in Giappone, dato il crollo della domanda interna e il valore crescente del turismo eco-sostenibile.

Il referendum riflette questioni più ampie di sovranità nazionale. L’Islanda, con meno di 400 mila abitanti, è già integrata nello spazio Schengen e nel mercato unico dell’Espazio economico europeo, seguendo pertanto molte regole dell’Ue senza partecipare alle decisioni. I sostenitori dell’adesione sostengono che Reykjavík dovrebbe smettere di essere un semplice esecutore di norme estranee, mentre gli oppositori temono di compromettere il controllo sulle risorse ittiche, cruciali per l’identità del Paese.

La situazione attuale è inoltre influenzata dalla guerra in Ucraina e dall’aumento del costo della vita, che hanno accentuato l’attrazione verso l’euro. Un recente sondaggio rileva che il 51,3% degli islandesi è favorevole alla ripresa dei negoziati, mentre il 48,7% si oppone.

Recenti eventi, comprese le minacce di Donald Trump riguardo alla Groenlandia, hanno rafforzato il dibattito sulla vulnerabilità dell’Islanda come nazione a piccolo popolo tra Europa e Nord America. La mancanza di un esercito nazionale e la dipendenza da un accordo di difesa con Washington hanno spinto alcuni islandesi a considerare l’Europa come una fonte di stabilità politica ed economica.

Il referendum quindi va oltre il destino delle balene: si tratta di una scelta tra due concezioni di indipendenza. Da un lato, l’idea di un controllo esclusivo delle risorse nazionali; dall’altro, una posizione collaborativa con altri Paesi europei per aumentare l’influenza di Reykjavík nell’Artico, ora sempre più conteso. Paradossalmente, la promessa di un’America più dominante potrebbe spingere l’Islanda verso una maggiore integrazione nell’Unione Europea.

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