Il futuro dell’intelligenza artificiale e le implicazioni per la salute mentale
Roma, 29 agosto 2026 – L’intelligenza artificiale (AI) sta influenzando profondamente la nostra vita quotidiana, con effetti significativi sul cervello umano e sul benessere psicologico degli individui, riporta Attuale.
Tonino Cantelmi, psichiatra e membro del Comitato nazionale per la bioetica, ha osservato l’evoluzione della nostra mente dall’era analogica a quella digitale, sostenendo che ora ci troviamo all’inizio dell’era del cervello modificato dall’AI. “Siamo passati dal cervello analogico a quello digitale, e ora stiamo arrivando al cervello modificato dall’AI”, ha affermato Cantelmi, enfatizzando le conseguenze potenzialmente negative di questa transizione.
Secondo Cantelmi, l’uso crescente dell’intelligenza artificiale sta riducendo le capacità di memoria di lavoro e di pensiero critico. “La mente si adatta all’AI, portando a una diminuzione delle aree dedicate alla memoria e al pensiero critico”, ha dichiarato, esprimendo preoccupazione per le implicazioni di questo cambiamento, in particolare per gli adolescenti.
Il pericolo principale risiede nella predisposizione alla dipendenza digitale. “Il cervello digitale si predispone alla dipendenza. Stiamo già assistendo a un fenomeno di conformismo dell’AI rispetto all’originalità umana”, ha continuato Cantelmi. L’intelligenza artificiale, ha spiegato, non si limita a migliorare le nostre vite, ma sta anche succedendo a lunghe tradizioni e archivi di cultura.
Nel contesto globale, Cantelmi ha sottolineato come l’AI stia “divorando” massa di informazioni, influenzando non solo il commercio, ma anche come gli esseri umani interagiscono e si comportano. Egli ha avvertito che l’AI sta rapidamente digitalizzando patrimoni di conoscenze rare e antiche, mettendo in discussione come queste informazioni possano essere utilizzate e chi le controlla.
“Ci troviamo di fronte a due scenari: quello catastrofico, in cui l’AI sfugge al nostro controllo, e uno centrato sull’umanesimo, dove possiamo ancora esercitare una governance efficace”, ha affermato Cantelmi, citando il lavoro del Comitato nazionale di bioetica nell’ambito dell’AI per la salute.
“L’intelligenza artificiale può già sostituire in parte il medico. Per esempio, riesce a diagnosticare un tumore al pancreas con una precisione sorprendente”, ha dichiarato, aggiungendo che spera che i medici possano evolvere in specialisti dell’umanità piuttosto che semplicemente perderne le competenze.
Sebbene le tecnologie avanzate portino a sfide, allarmano anche i dati sulla crescente dipendenza tra i giovani. “Oggi notiamo un enorme gap: i ragazzi usano l’AI non solo per scopi utili, ma spesso ne diventano schiavi”, ha dichiarato, sottolineando l’importanza degli adulti nel guidare le nuove generazioni verso utilizzi più coscienti e produttivi dell’AI.
Infine, Cantelmi ha avvertito che il problema non è l’intelligenza artificiale stessa, ma l’abilità umana nel utilizzarla correttamente e responsabilmente. La sfida consiste nel mantenere l’originalità e la connessione umana in un mondo sempre più dominato dalla tecnologia. “La nostra capacità di impattare sulla vita dei nostri figli deve essere riacquisita. Dobbiamo promuovere l’originalità umana in una società che rischia di essere dominata dalla conformità tecnologica”, ha concluso.