Le tensioni interne a “Report”: Innocenzi denuncia manovre politiche
Giulia Innocenzi, giornalista del programma “Report”, ha denunciato manovre politiche che minacciano la sopravvivenza della trasmissione, sottolineando la necessità di un’azione collettiva per difendere il formato di inchiesta. La situazione è aggravata da un’azione legale condotta da Ranucci, il quale, secondo Innocenzi, ha diritto a mantenere la sua posizione, mentre la redazione sta cercando di evitare quella che definisce una “killeraggio politico”, riporta Attuale.
Innocenzi ha rivelato che ci sono due battaglie in corso: da una parte si trova l’azione legale di Ranucci, dall’altra la mobilitazione della redazione per convincere la Rai a rivedere le proprie decisioni. La giornalista ha dichiarato: “Faremo di tutto per salvare la trasmissione” e si prevede un incontro con il direttore degli approfondimenti, Corsini.
Il piano per il futuro della trasmissione è già stato elaborato, prevedendo una conduzione alternativa con Giorgi Mottola e Giulio Valesini. Tuttavia, Innocenzi ha fatto notare che non erano a conoscenza delle manovre già in atto contro Ranucci. “Abbiamo scoperto dalle agenzie di stampa la scelta di una nuova conduzione mai condivisa con noi”, ha affermato, evidenziando un clima di sfiducia e shock tra i membri della redazione.
La giornalista ha espresso il loro rifiuto a trattare proposte calate dall’alto, sottolineando l’importanza di non accettare compromessi che indebolirebbero la qualità delle inchieste. “Non sono ammesse intromissioni esterne”, ha ribadito Innocenzi, dicendosi preoccupata per le fragilità dei potenziali nuovi conduttori.
Innocenzi ha anche accennato alla possibilità che i membri della redazione possano lasciare in blocco il programma se la situazione non dovesse cambiare. “Senza di noi, Report non esiste più perché le inchieste le facciamo noi”, ha affermato con determinazione.
La redazione, che ha lavorato per quasi trent’anni nel servire il pubblico, sta affrontando una delle sfide più difficili della sua storia. “Il giornalismo d’inchiesta è un dovere del servizio pubblico”, ha concluso Innocenzi, lasciando aperta la porta a potenziali opportunità altrove, pur ribadendo la volontà di rimanere all’interno della Rai, dove il programma è nato.